Valle del Treja – Calcata Vecchia

Partendo dalla piazza principale di Campagnano di Roma si attraversa il nucleo antico, per poi imboccare a destra una ripida rampa gradonata che conduce alla valle del Treja.

Si prosegue costeggiando il fiume e, all’ombra della vegetazione ripariale, si attraversa un territorio in cui i campi coltivati si alternano a fasce di vegetazione spontanea più fitta, con la presenza del salice bianco insieme al pioppo nero e carex pendula.

Nei tratti in cui il fiume scorre più lento il sentiero procede tra canneti, ortiche e rovi, che non lesinano taglienti carezze. La natura è assai rigogliosa e popola anche le acque del fiume, con vegetazione sommersa come il potamogeton o galleggiante come la lenticchia d’acqua.

Un ambiente naturale molto raro e prezioso, sottoposto a tutela dal 1982, con l’istituzione del Parco Naturale Regionale della Valle del Treja , ed è un vero peccato se, per l’inadeguatezza degli impianti di depurazione fognaria dei comuni circostanti, le acque del fiume e dei suoi affluenti siano sempre più torbide e maleodoranti, soprattutto d’estate, quando il flusso si riduce ed aumenta la concentrazione delle sostanze inquinanti.

Risalendo il fiume si raggiunge il piccolo borgo di Calcata, appena 143 residenti, che emerge dai boschi arroccato su un ripido sperone tufaceo. La zona è abitata fin dalla metà del II millennio a.C., come testimoniano i numerosi siti archeologici e le antiche grotte scavate nella roccia tufacea, ma quello che si osserva oggi non è l’insediamento di origine falisca, l’impianto odierno risale al medioevo.

Il Borgo venne progressivamente abbandonato dagli inizi del ‘900, per effetto di una legge promulgata dopo il terremoto di Messina (1908), che per la particolare posizione e la conformazione geologica del sottosuolo, lo includeva tra i siti a rischio.

Nel corso degli anni ’60 però il paese fu riscoperto da artisti e creativi, perlopiù seguaci del movimento hippy, che attratti dalla straordinaria bellezza dell’ambiente naturale e dalla autenticità delle struttura urbana ed edilizia, decisero di ripopolarlo, sperimentando i nuovi modelli di socialità teorizzati dal movimento.

La struttura urbana è veramente suggestiva, una doppia porta ed una strada in salita costituiscono l’unico accesso al Paese, giungendo direttamente nella piazza allungata posizionata al centro dell’abitato, il luogo della socialità, da cui si irradiano numerose vie che portano tutte verso gli strapiombi. Le abitazioni sono state costruite con il materiale ricavato scavando la roccia tufacea e le cavità risultanti sono state adibite a cantine e cisterne che disegnano un fitto reticolo ipogeo.

Un luogo fantastico, ma ogni volta che ci ritorno, lo spirito delle origini, la nuova socialità, mi sembra sempre più affievolita. Vecchi ponteggi avvolgono alcuni edifici della piazza e, considerando lo stato in cui versano, più che a lavori in corso fanno pensare a misure precauzionali contro il rischio di crollo. Sempre meno laboratori d’arte, sopravvive a stento qualche negozietto di ciondoli e pupazzi, magari di fabbricazione cinese. 

Solo ristoranti e pub godono di ottima salute, affollati dal popolo della gita fuoriporta e, nottetempo, da girovaghi in cerca di emozioni “esotiche”. 

Valle Treja Calcata Vecchia

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