Due alternative per il Monte Gennaro

La finestra di casa gli fa da cornice, il Monte Gennaro disegna l’orizzonte quando il cielo è sereno, poi scompare tra le nubi.

Gigante tranquillo, disteso su un fianco, sonnacchioso, un amico che d’inverno offre riparo dai venti più freddi, ogni tanto vado a rendergli omaggio.

Arrivare in vetta non è impresa impossibile, ce la faccio anche io che non sono al top della preparazione atletica, basta compensare le carenze prestazionali con forza di volontà e determinazione.

La via più comoda per guadagnare la vetta è dal Pratone del Monte Gennaro, il vasto altopiano situato sul versante meridionale a 1024 metri sul livello del mare, e da qui, seguendo le “Schiene degli Asini”, gli ampi canaloni frutto dell’erosione carsica, attraverso i boschi si giunge sotto il Pizzo di Monte Gennaro. Poi si procede bici in spalla, inerpicandosi sugli stretti sentieri tracciati nella pietra brulla fino alla vetta, a quota 1271.

Le vie per raggiungere i Pratoni sono sostanzialmente tre: la Scarpellata, l’antica mulattiera realizzata dai pastori a scalpello per condurre il bestiame da Marcellina ai pascoli estivi in alta quota, ma è un passaggio difficilmente praticabile in bici, i più intrepidi riescono a percorrerlo in discesa, ma in salita con bici al seguito è veramente troppo faticosa; le altre due vie sono più fattibili e compiendo un ampio giro a Sud o a Nord dell’agognata vetta, consentono di esplorare splendidi tratti della riserva naturale dei Monti Lucretili.

In entrambi gli itinerari proposti la partenza è da Monterotondo, per una lunghezza complessiva di quasi 70 chilometri e poco meno di 2000 metri di dislivello cumulato (il calcolo altimetrico di Google Maps è ampiamente sottostimato), ma il tratto montano è sicuramente quello più interessante, quindi, volendo fare economia di energie e di tempo, in entrambi i casi si può benissimo partire da Palombara Sabina.

Salita da Marcellina – Sentiero dei Partigiani

Da Palombara si procede per Marcellina su strade in mezzacosta, percorrendo un tratto iniziale difficilmente pedalabile per le pendenze ed il fondo smosso e sassoso. Da Marcellina inizia la salita vera e propria, i sette interminabili tornati della strada per il Monte Morra, una lingua d’asfalto che termina con uno slargo appena sopra il Prato Favale, il parcheggio di San Polo dei Cavalieri. Da qui si procede su una stretta mulattiera fino in quota, poi attraverso i boschi, il Sentiero dei Partigiani.

E’ un ambiente suggestivo, faggi imponenti con tronchi fino a tre metri di diametro sembrano danzare affondando le radici tra grossi blocchi do roccia calcarea. Spessi muschi di un verde profondo proliferano sul lato in ombra di ogni cosa, tronchi, rocce, versanti terrosi. Buoi e cavalli vagano liberamente tenendosi a debita distanza, ma non di rado capita di incontrare animali selvatici, soprattutto cinghiali, che si muovono da soli o anche in branchi numerosi.

Dall’imbocco del sentiero sterrato fino al Pratone del Gennaro, i tratti pedalabili sono assai pochi, l’accumulo di sassi di media e grossa pezzatura, tronchi e rami secchi, costringono a percorrere lunghi tratti a spinta, ma la bellezza dei luoghi ripaga ampiamente la fatica e giungendo al Protone si può finalmente dare libero sfogo al desiderio di rimontare in sella e spingere sui pedali, sfrecciando tra mandrie di cavalli al galoppo su un verdissimo tappeto d’erba fitta.

Adesso lo sforzo finale, sul lato settentrionale una doppia fila di sassi allineati indica l’inizio del sentiero per il Pizzo, inizia l’ascesa, prima lieve, poi sempre più impegnativa, fino all’ultimo tratto su pietraia, non tanto però, circa 300 metri di dislivello, basta un po’ di concentrazione e si guadagna la vetta.

Il panorama non è male, di fronte la valle del Tevere, Roma, con l’aria tersa la vista spazia fino al mare, il Monte Soratte isolato nella pianura, il vicino Monte Pellecchia e, guardando verso Est, gli Appennini con il Velino, il Corno Grande e i Simbruini.

Sentiero Partigiani

Una firma sul diario di vetta, e poi si scende proseguendo il sentiero sul versante occidentale. Dopo un breve tratto di pietraia si entra nel bosco, prima su un single-track, poi su carrareccia con forte pendenza e fondo sassoso, assai difficile da percorrere in sella. Al termine della carrareccia si può fare una capatina sulla torretta del Monte Morrone, o imboccare direttamente il sentiero in discesa che con una interminabile serie di venticinque tornantini conduce nuovamente a Palombara.

Salita dalla Valle di Casoli- Fosso Capo D’Acqua

L’altro percorso per il Pizzo di Monte Gennaro compie un ampio giro sul versante settentrionale, attraversando ambienti naturali altrettanto suggestivi.

La partenza del tratto montano avviene sempre da Palombara, ma saliti a mezzacosta e superati i ruderi del Castiglione, si procede lungo l’antica via romana che dalla Valle di Casoli si inerpica sulla montagna verso il Pellecchia. E’ come un solco profondo nel folto di una vegetazione rigogliosa, e per alcuni tratti sono visibili i basoli calcarei con cui era lastricata, oltre ai resti dei terrazzamenti e delle opere di regimazione delle acque realizzate in epoca romana per limitare i fenomeni erosivi e rendere possibile la coltivazione.  La strada collegava diversi insediamenti e ville rustiche presenti lungo tutta la fascia collinare, ma aveva anche una funzione commerciale legata ad attività di antica origine, come la raccolta della neve praticata sul Pellecchia fino alla metà del XIX secolo.

Si procede in salita, con pendenze sempre più proibitive, fino al Fosso Capo D’Acqua. Da qui si abbandona la carrareccia e si procede lungo un sentiero che costeggiando il torrente si addentra in una splendida faggeta.

Casoli - Capo d'Acqua

Uno straordinario ambiente naturale, numerosi alberi giganteschi, qualche bellissima cascatella e l’acqua del torrente freschissima e profumata di muschio, l’ho bevuta senza problemi. Si procede a spinta per qualche chilometro nella valle, sembra il letto di un fiume in secca cosparso di sassi frutto dell’attività erosiva, poi si giunge al Pratone del Gennaro e da qui si segue lo stesso percorso per la scalata al Pizzo, poi la discesa dai tornantini fino a Palombara.

Discesa dal Monte Gennaro passando per i tornantini

 

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