Nell’angolo più selvaggio del Lucretili

Escursione nella parte meno esplorata e più selvaggia del Parco dei Monti Lucretili, Monte Pendente e Cima Casarene, un ambiente naturale incontaminato, bellissimi boschi e paesaggi sospesi nel tempo, ma i sentieri poco pedalabili e le ripide salite con bici a spinta ne fanno un percorso durissimo, per veri appassionati.

Io ci ero già stato e conoscevo le difficoltà, ma due pietre miliari dell’escursionismo in zona (e non solo), in arte Giangi e Geppo, infaticabili scopritori di nuovi tracciati, volevano sperimentare personalmente, e ci siamo andati.

La traccia del percorso

Partenza da Monteflavio e, dopo la salita a Passo La Croce, si comincia subito duro, durissimo … direzione Scandriglia, una discesa con tratti in forte pendenza su fondo sassoso, scassatissima. Tutto in fuorisella con l’anteriore che salta, tratti impraticabili, con rovi in aggetto che tagliano come rasoi.

Bisogna essere duri per bucare, prendere le linee giuste tra sassi, pietrame sciolto e roccia esposta, Geppo è uno abbastanza portato…

Discesa scassata da Passo la Croce verso Scandriglia

Il sentiero segue una direttrice di incanalamento dell’acqua che si raccoglie sui versanti, praticamente si percorre il fondo di un torrente, cosparso di materiale sedimentato dall’erosione, una linea d’acqua che termina ad un fontanile, fantastica apparizione in un varco tra i rovi.

Da li si procede su strade bianche e tratti asfaltati in un continuo saliscendi tra campi coltivati ed aree boscate fino a Scandriglia, e poi oltre, in direzione Poggio Moiano.

Il gruppo montuoso appare pian piano coperto dalla fitta vegetazione, una sosta al fontanile per fare rifornimento d’acqua, poi si entra nel bosco e comincia la scalata sulla traccia del sentiero 309. Alle difficoltà insite nel percorso, salite con bici a spinta tra alberi e rocce, si aggiunge la scarsa precisione con cui è tracciato il sentiero sulla mappa GPS. Diciamo che le indicazioni dello strumento vanno interpretate sul posto, il sentiero si percorre cercando i segni a terra ed i varchi tra le piante, individuando gli sporadici segnali nei punti in evidenza, alberi più grandi, rocce in aggetto, soprattutto nei punti di svolta, incroci, cambi pendenza, varchi tra le rocce. Cercare la linea giusta è parte della sfida, soprattutto quando ci si addentra in luoghi poco frequentati, in ambienti naturali incontaminati.

Le immagini

Nell''angolo più selvaggio dei Lucretili

Monte Pendente non si smentisce, non dà mai l’impressione della vetta, non c’è un punto con vista a tuttotondo. Solo qualche radura da cui si guadagnano spazi prospettici tra la vegetazione, scorci parziali ma di una bellezza struggente. Montagna gentile, tonda, verde bruno e rame in una splendida giornata d’autunno, tenue foschia nei valloni, un paesaggio incantato.

Dal Monte Pendente si procede verso Sud, prima in discesa, ma i passaggi tra i boschi per lunghi tratti sono impercorribili in sella, poi un passaggio in cresta, e dopo si sale di nuovo, fino ad un piccolo acrocoro di roccia calcarea, Cima Casarene.

Finalmente una bella discesa, breve ma intensa, importante guardare lontano cercando le linee giuste tra i sassi, sempre pronti a scavalcarne qualcuno.

Dalla sella, si prosegue costeggiando la palizzata con filo spinato che delimita un vallone di impluvio torrentizio (Valle del Fondo – Valle delle Fratte), realizzata per impedire agli animali al pascolo semibrado di addentrarsi in un territorio carsico con doline e strapiombi abbastanza insidiosi.

Il sentiero, molto difficile da percorrere in bici, conduce alle Praterelle, una radura con animali al pascolo ed un bellissimo fontanile per un nuovo rifornimento d’acqua. Da qui si procede per qualche chilometro sulla provinciale Scandriglia-Orvinio, poi, in prossimità di Cima Freddo, si svolta a sinistra, imboccando un sentiero che, con dure salite e qualche bellissima discesa nei prati, conduce nuovamente alle pendici del Monte Pellecchia e da qui a Passo La Croce, poi a Monteflavio.

Un’altra dura giornata sui pedali in ottima compagnia, quasi dieci ore negli splendidi boschi del Parco dei monti Lucretili, un’altra fantastica esperienza da ricordare.

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