L’eremo del Caùto

Un percorso All Mountain senza compromessi, breve ma intenso, nella riserva naturale regionale di Zompo lo Schioppo.

C’è tutto, natura straripante e rigogliosa, storia, acqua freschissima (la bevuta alla cascata mi ha rimesso al mondo), trail molto tecnici, con inizio flow, poi scassato e pietraia, con un passaggio tostissimo su una mulattiera tagliata nel fianco di una parete rocciosa.

Giro bellissimo, consigliato a tutti quelli che hanno una buona capacità di guida tecnica in fuoristrada.

La traccia del percorso

Partenza dalla stazione di Morino, piccolo paese al centro della Valle Roveto, in Abruzzo, si procede verso i monti Ernici percorrendo quasi 5 chilometri su una strada costellata di fontanelle da cui sgorga acqua minerale freschissima.

Giunti in prossimità della cascata Zompo lo Schioppo, che con un salto di oltre 80 metri produce un fragore paragonabile ad uno “schioppo”, inizia la salita vera e propria, su una serie di tredici tornanti che da quota 550 portano ai 1225 del picco massimo. Si tratta però di un’opera di alta ingegneria, ben concepita e ottimamente mantenuta, la pendenza costante e non eccessiva e gli efficienti canali di drenaggio limitano l’erosione superficiale, che risulta compatto e scorrevole, agevolando la scalata con un ottimo rotolamento.

Giunti in quota, in prossimità del rifugio Tassiti, inizia una bellissima discesa, molto flow, che serpeggiando tra maestose alberature, conduce all’eremo della Madonna del Caùto.

Immagini dei luoghi

L'eremo del Caùto

Un luogo affascinante e misterioso, una piccola costruzione appare d’incanto tra gli alberi, addossata ad una cavità della imponente parete rocciosa. Un massiccio arco sostiene la balconata di accesso alla piccola chiesetta, all’interno quello che resta di antichissimi affreschi, sulla facciata una campana dalla fattura simile al campanaccio legato al collo dei buoi. Caùto, infatti, nel dialetto locale significa buco, pertugio e, probabilmente, questo era un passaggio strategico per il transito di bestiame e merci dalla montagna alla valle. A breve distanza dalla chiesetta la grotta dedicata a Santa Maria del Pertuso (Caùto nella tradizione popolare), e il famigerato buco si svela in una profonda cavità che plasma la parete rocciosa, consentendo il passaggio.

Si può fantasticare per ore immaginando la vita frugale dei monaci tra quelle antiche cavità nella roccia (i primi documenti in cui si fa menzione di questo insediamento risalgono al XII secolo ma la sua fondazione assai più antica), il passaggio delle greggi in transito, ma la smania di cimentarsi con il resto del percorso ci rimette sui pedali, e le aspettative non vengono deluse. Dopo un po’ di spingismo si imbocca una serie di tornantini che scendono a capofitto tra rocce e radici, con passaggi quasi trialistici, fino ad una cascatella di acqua freschissima. Poi si sale ancora per un po’, e si percorre una mulattiera pietrosa tagliata nel fianco della parete rocciosa, un passaggio durissimo ed un errore può costare molto caro. Poi di nuovo boschi e sentieri flow, si procede spediti fino a valle serpeggiando tra alberi imponenti.

Un giro che non si dimentica, realizzato in compagnia del caro amico Morfic e progettato grazie alle preziose indicazioni di Arnando Alonzi, valente biker e grande conoscitore di questi luoghi.

Le avvincenti discese

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