Scalata del monte Gennaro e discesa dalla Scarpellata

Tra i più impegnativi itinerari All Mountain nel Parco dei Monti Lucretili, per una completa immersione in ambienti naturali di straordinaria bellezza, con panorami mozzafiato ed una esperienza di guida ai massimi livelli. Bisogna però mettere in conto lunghe e provanti sessioni di bici a spinta, sia nei tratti più rocciosi dei valloni torrentizi, sia nella scalata del monte Gennaro, e se non si ha una buona padronanza di guida in discesa su trail dal fondo smosso e sassoso, si rischia di spingere anche in discesa.

La traccia del percorso

Si parte da Marcellina, procedendo su asfalto per circa un chilometro in direzione San Polo dei Cavalieri, poi si svolta a sinistra ed inizia la dura ma comoda salita che conduce a Prato Favale. Qui la strada finisce e si prosegue su un sentiero sterrato, il 302B nella carta del Parco, ma nella toponomastica locale è noto come Sentiero dei Partigiani. Il primo tratto è molto roccioso e si pedala poco, poi ci si immerge nei boschi, seguendo le linee dei valloni carsici e per lunghi tratti si può anche montare in sella, sullo stretto sentiero ricavato tra i sassi depositati dallo scorrimento delle acque durante l’inverno.

Entrando nei boschi si prova una sensazione di spaesamento. Alberi imponenti affondano le radici tra enormi spuntoni di roccia bianchissima, tappezzata di muschio di un verde profondo. La luce filtra tra le folte chiome scintillanti divenendo più calda ed avvolgente. Grossi buoi vagano mansueti cercando tra le foglie secche qualcosa di commestibile, altri si sollazzano al fresco della terra umida. Anche i rumori che provengono dal bosco più profondo, rami marci che cedono al passaggio degli animali, cespugli strappati e masticati, sono suoni felpati, si propagano nel terreno. L’intimità del bosco diviene palpabile ed affiora una vaga sensazione di felicità, senza una ragione precisa, sembra quasi di essere pervasi da tanta bellezza.

I boschi monumentali ed i Pratoni

Sentiero Partigiani e Pratoni del GennaroGiungere nello spazio aperto dei Pratoni è quasi traumatico, la vista si dilata e la luce è netta, ma si pedala bene e questo fa piacere. Si attraversa quasi tutta la radura giungendo sul lato opposto a due file di sassi allineati che segnano l’inizio del sentiero per il monte Gennaro. Dopo un breve passaggio nel bosco inizia la salita più dura, tutta a spinta, seguendo una flebile traccia che si inerpica sulle rocce appuntite e taglienti. Si fa presto però, la scalata vera e propria non supera i 150 metri di dislivello, da quota 1100 a 1250, nulla di impossibile.

Monte Gennaro e Scarpellata

m Gennaro e Scarpellata

Giunti in cima la vista è a tuttotondo. La Torretta del Morrone fa da quinta alla valle del Tevere, con il lago di Bracciano che luccica ed il Soratte sullo sfondo. Verso sud i Colli Albani dominati da Monte Cavo, a nord il Monte Pellecchia con le sue rughe; ad est si stagliano gli Appennini, con la cresta svettante de Velino. Una vista spettacolare, buona occasione per riprendere fiato facendo un po’ di foto e mangiando qualcosa, poi inizia la discesa.

La discesa della Scarpellata

I primi 100 metri di dislivello negativo sono da fare a spinta, poi, dalla metà del monte, si può salire in sella, raggiungendo in qualche minuto la Scarpellata, l’antico sentiero realizzato a scalpello dagli abitanti di Marcellina per raggiungere i pascoli in quota nella stagione estiva, i Pratoni del Gennaro e Campitello. Probabilmente la costruzione del sentiero è stata effettuata intervenendo su tracciati ancora più antichi realizzati dai romani, come testimoniano i resti di cisterne ed altre opere idrauliche rinvenuti in loco.

Valutazioni storiche a parte, scendere dalla Scarpellata in bici è una delle esperienze più provanti ed emozionanti che si possano fare in zona. Lo sviluppo del sentiero non segue lo schema a tornanti, zigzagando sul fianco della montagna, è una linea sinuosa che viene giù con curve aperte e brevi rettilinei, disegnata assecondando il più possibile la morfologia naturale della parete e per questo irregolare ed imprevedibile. Ma l’insidia maggiore è costituita dal fondo di sassi smossi di media e grande pezzatura, con diversi passaggi su roccia esposta e la presenza di numerosi massi rotolati giù dalla parete che sbarrano il passaggio.

Una bella prova di abilità tecnica e rapidità nella individuazione delle linee giuste ma intravedendo il cancello d’uscita dall’ultimo cespuglio, un sospiro di sollievo viene assolutamente spontaneo.

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