Da cima a cima passando per le creste

Montagna vera, un itinerario ciclo-alpinistico tra alcune cime del Gran Sasso poco frequentate, Pizzo Cefalone (2533 m slm), Cima Wojtyla (2425 m slm), Cima delle Malecoste (2444 m slm). Percorso sfiancante, con scalate in portage estremamente pericolose, ma la bellezza struggente dei panorami in quota, con aquile e poiane che volteggiano sulla testa, gli straordinari passaggi in cresta, ne fanno una esperienza indimenticabile e di grande impatto emotivo.

La traccia del percorso

Si sale in funivia da Fonte Cerreto a Campo Imperatore, poi si inforca la bici e si pedala sulle pendici del monte Portella in direzione pizzo Cefalone. Si procede per poco più di un chilometro su un sentiero in mezzacosta, faticoso ma pedalabile, poi inizia il tratto alpinistico, da fare con bici in spalla, arrampicandosi tra spuntoni di roccia tagliente. La salita è molto dura ed affrontarla con bici al seguito rende l’impresa ancora più ardua, ma giungendo in cima basta poco per dimenticare il sacrificio. Il cielo è terso e le aquile con la loro proverbiale eleganza si esibiscono nel volo planato, sfruttando le correnti ascensionali per scrutare la montagna in cerca di prede.

Salire in sella da queste parti è diverso, l’area rarefatta, la vastità degli spazi e, soprattutto, gli enormi strapiombi, mettono a dura prova l’equilibrio, c’è bisogno di un po’ di tempo per acquisire la necessaria padronanza, poi l’emozione diventa incontenibile.

Da Campo Imperatore a Pizzo Cefalone

CefaloneDopo la pausa contemplativa, da pizzo Cefalone si prosegue per cima Wojtyla ed il percorso diviene sempre più impegnativo. Prima si scende si quota, con qualche divertente passaggio in cresta, poi il sentiero si inerpica su imponenti pareti rocciose ed, in ultimo, uno strettissimo passaggio esposto ricavato sul fianco della montagna conduce sotto la croce di vetta. Foto di rito e finalmente si mangia qualcosa, pochi chilometri ma tanta fatica, quassù un semplice panino vale più del pranzo di capodanno.

Cima Wojtyla

Wojtyla

Cima delle Malecoste si raggiunge procedendo di cresta in cresta. Salite ripide ma pedalabili si alternano a discese mozzafiato, nel petto un esaltante senso di libertà.

Malecoste

Malecoste

Qualche problema di allineamento del GPS ci fa perdere il sentiero, costringendoci alla navigazione a vista. Sulle carte nulla, la copertura della zona è praticamente inesistente, si può fare affidamento sollo su quello che si vede e per fortuna, dopo un po’ di tribolazione, intercettiamo la flebile traccia di un sentiero CAI, in evidente abbandono e non segnato sulle carte. Una linea superba, oltre 500 metri di dislivello negativo con una infinità di tornantini, stretti e ripidi, roba tosta, un passaggio che meriterebbe di essere frequentato.

La discesa tecnica termina su asfalto e da qui percorriamo il più rilassante sentiero Italia, che conduce fino ad Assergi attraversando un ambiente naturale bellissimo ed incontaminato, passando dalla sorgente San Giovanni, l’acqua che sgorga dalla roccia del Gran Sasso. Ma la bevuta costa molto cara, dopo nove ore di peripezie tra i monti, la giornata si conclude con 200 metri di dislivello positivo tornare alle auto, ma sulla strada di casa le immagini e si susseguono a ritmo vorticoso. Una esperienza estenuante, che però, usando le parole del filosofo, si può definire “un gioco a somma positiva”.

Qualche immagine dell’impresa

Il video è stato realizzato con le riprese della sola fotocamera, i filmati della Go-Pro sono risultati inutilizzabili.

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