Il Posto dello Spirito

Natura benigna, mai ostile, abbraccio materno, rotondo, caldo, amorevole ed accogliente. Tra questi monti si ritrova la giusta dimensione dello Spirito. Cupezza e rancore non entrano, restano impigliati ai rami dei faggi maestosi, rotolano lungo le pareti scoscese del monte mentre percorri il taglio sottile che conduce alla vetta.

Quando si giunge a contemplar la valle, l’animo già vola leggero su quel manto cangiante ruggine ed oro, si addentra nella foschia per riemergere follemente felice. 

I paesaggi

Il Posto dello Spirito - Paesaggi

L’itinerario è perfetto, affinato negli anni dagli amici del gruppo ciclistico Movimentocentrale ed anche la guida è veramente speciale, Antonio Valentini, del SixInch enduro team, biker esperto e conoscitore appassionato di questi monti. Insieme a me CarloStoner e CarloRasta, del gruppo woodcutters enduro, infaticabili pedalatori e rider temerari, la compagnia giusta per questa magnifica avventura.

Per ampliare al massimo l’area del godimento restando nei limiti dell’umana capacità di fatica, l’itinerario prevede la partenza in bici da Livata e l’arrivo a Subiaco. La risalita a Livata, quindi, viene effettuata con un’auto provvidenzialmente parcheggiata la mattina. Risultato: un percorso di circa 38 chilometri di lunghezza, con 876 metri di salita cumulata, interamente su sterrate e sentieri nel cuore della riserva naturale, e 1857 metri di discesa, la metà dei quali concentrati negli ultimi 4 chilometri, la famigerata Morra Ferogna. 

Le situazioni

Il Posto dello Spirito

Partenza alla grande, clima mite, si pedala con brio fino alle vedute dell’Autore. Pausa contemplativa, ne vale la pena, e proseguiamo sul suggestivo sentiero tagliato nel fianco della montagna. Alla croce e si imbocca un trail veloce nel bosco, un passaggio tecnico sui gradoni di roccia del bellissimo fontanile a vasche degradanti e poi di nuovo bosco veloce, inframmezzato da qualche rilancio in salita. Linee non sempre visibili, nascoste dal soffice manto di foglie, insieme a sassi e rami, qui nessuno soffia, sono sentieri naturali, non è un bikepark.

Un breve tratto sullo stradone di Fosso Fioio, poi si risale lungo il valico della Femmina Morta, tra ciottoloni con bici a spinta per circa 150 metri di dislivello. Arriviamo in cima stremati, lo stomaco di CarloRasta brontola, anzi strilla, ieri sera non ha mangiato nulla. Spuntino frugale, immersione nel soffice manto di foglie per diventare parte del bosco, poi si rimonta in sella, e tra belle discese e qualche rilancio, attraversiamo il bosco per riemergere nella radura di Camposecco. Una bella corsa tra buoi al pascolo brado e ci si immerge di nuovo nel bosco.

Ancora qualche tratto in salita, pedalare sullo spesso manto di foglie diventa sempre più faticoso, e non si riesce a prender velocità neanche in discesa. Si arriva a Campaegli, ancora qualche sforzo, l’ultima salita, e siamo all’imbocco della famigerata Morra Ferogna.

Un attimo di raccoglimento, telefono a casa per salutare i cari, respiro profondo, e ci buttiamo per il ripido con passaggio ad esse su fondo smosso… la discesa inizia così, dura e cattiva, e prosegue su una linea ben segnata, tra sassi sciolti e terra, poi ripidi e scaloni di roccia fissa, in un vorticoso susseguirsi di tratti veloci e passaggi tecnici in stile trialistico.

Un trail strepitoso, in un ambiente naturale di straordinaria bellezza, in prevalenza popolato da confere d’alto fusto che non perdono le foglie in autunno, lasciando tutto a vista. 4,3 chilometri di passaggi tecnici di grande soddisfazione, gomiti su roccia, alcuni da lavorare col cesello, ma mai eccessivi, troppo esposti e pericolosi.

Antonio si muove con maestria, è a casa sua, con pazienza e premura mi mostra tagli e linee esterne, roba che devi sapere dove metti le ruote, è un piacere vederlo, ma riesco a replicare una minima parte dei suoi passaggi, non sono cose da improvvisare al momento. 

Arriviamo ad un ponticello, in alto la rupe di Morra Ferogna, altare naturale dedicato dagli Equi al culto della dea Feronia, divinità delle foreste e delle acque, e basta uno sguardo per capirne il motivo.  Da qui comincia il tratto più tecnico, una fitta sequenza di rampette sinuose con curve a gomito da nosepress, droppettini e rocce da copiare in fuorisella, adrenalina a mille. Poi Antonio ci mostra un salto da rampa naturale con atterraggio su rocce frastagliate, bellissimo, ma nessuno si azzarda ad imitarlo. 

Si riprende! Qualche alta rampa veloce, gli ultimi gradoni di roccia, e in pochi minuti siamo fuori… Ecco la strada, è finita! Qualche botta qua e là ma siamo ancora interi.

Molliamo i freni su asfalto e in un attimo siamo in Paese, allora dai, facciamola completa! A palla sulle discese a gradoni del centro storico, che gusto, la gente sull’uscio di casa ci batte le mani…

46 anni suonati, dovrei anche un po’ vergognarmi 😀

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