Scarpellata Monamour

Uno tra gli itinerari All-Mountain più emblematici dei Lucretili, per godere di tutta la bellezza della natura e dei paesaggi e provare una esperienza di guida in fuoristrada di elevato livello tecnico e grandissima soddisfazione. 

Alla partenza dal piazzale del cimitero di Marcellina si raduna un bel gruppetto, il mitico Giuseppe (Pippixe), insieme a Gianni, Dany, Emanuele e l’ormai inseparabile Marco. Alessandro e Stefano sono in ritardo, e ci raggiungeranno più tardi nei boschi in quota.

Usciamo dal paese pedalando su asfalto, poi svoltiamo a sinistra imboccando le interminabili rampe per Prato Favale. Oltre sei chilometri di dura salita, ma la dolce frescura primaverile, la pendenza costante ed il fondo scorrevole favoriscono l’ascesa, ed in circa un’ora di catena in trazione guadagniamo i pascoli in quota. Il nastro d’asfalto si interrompe di netto, proseguiamo pedalando su un sentiero che si addentra nella vegetazione, poi alcuni passaggi su roccia e si procede a spinta fino all’ingresso nel bosco. 

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Con gli occhi a terra, cercando un varco tra le rocce, passo dopo passo ci immergiamo in un luogo incantato. Solo quando la tensione cala e lo sguardo si avventura di nuovo ad esplorare il mondo, la sensazione di rapimento prende forma negli sguardi increduli dei miei compagni. Alberature imponenti affondano le radici contorte nei lastroni di roccia, la luce filtra dalle chiome caricando il verde dei muschi, il canto degli uccelli si fonde in un unico suono dando voce al bosco, sembra di essere finiti in un libro di fiabe.

Seguendo la linea dei canaloni carsici, con un po’ di fatica procediamo verso il monte Gennaro. Le recenti piogge hanno inzuppato il terreno rendendo impraticabili molti passaggi, ma mai sottovalutare il potere dopante della bellezza, senza rendercene conto in breve tempo ci ritroviamo a scorrazzare tra mandrie di cavalli al pascolo brado sui Pratoni del Gennaro.

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Una pedalata sull’erba fresca per sciogliere le gambe, poi ci incamminiamo verso la montagna che da lontano ci chiama, imboccando la via segnata da due file di sassi. Dopo qualche passaggio a spinta, si pedala ancora un po’ sulla linea di un canalone, poi inizia la scalata vera e propria, circa 500 m di D+ da fare in portage.

La cima del monte si guadagna con fatica, inerpicandosi con bici in spalla su uno stretto sentiero che avanza tra la roccia frastagliata, ma non è una impresa impossibile, con un po’ di determinazione e lo spirito giusto ce la può fare chiunque (con bici al seguito non proprio tutti). Ed infatti sulla croce di vetta, tra i numerosi trekkisti, troviamo un vecchietto barbuto giunto in cima senza neanche l’affanno, che si rifiuta di rivelare l’età.

 

13147589_594349504062718_3672551802820288625_oLa vetta del Gennaro offre un buon punto di osservazione sul territorio circostante, preziosa occasione per valutare e discutere tra noi e con gli altri escursionisti delle iniziative in atto. La discussione vira subito sull’intervento di ristrutturazione dell’albergo, ritenuto, insieme all’auspicata riattivazione dell’impianto di risalita, una potenziale porta di accesso all’area del Parco. Qualcuno accenna alla possibilità di un uso promiscuo della seggiovia, da impiegare anche per la risalita meccanizzata delle bici, a servizio di un fantastico bike-park da realizzare lungo le pendici del monte. Di sicuro potrebbe diventare una bella occasione di sviluppo per l’area, ampliando e diversificando la fascia dei potenziali fruitori del Parco, non solo trekkisti e ciclisti temerari, anche la gente comune potrebbe raggiungere senza fatica uno straordinario punto panoramico ed aree di grande valore naturalistico adeguatamente attrezzate.

Qualcosa sembra muoversi in tal senso, dopo trent’anni di abbandono la vecchia struttura alberghiera ha trovato un investitore che l’ha bonificata e messa in sicurezza, ristrutturando anche il tetto. Restano da precisare finalità e contenuti dell’intervento, anche in rapporto alla sorte dei ripetitori ed alle prescrizioni del nuovo Piano di Assetto del Parco, recentemente pubblicato (01.04.2016) ed attualmente in fase di presentazione delle Osservazioni.

Ma adesso basta fantasticare, la Scarpellata è reale e ci attende. Indossate le protezioni proviamo a scendere dal Gennaro direttamente in bici, ma dura poco, dopo qualche decina di metri il tentativo fallisce, il fondo diventa troppo smosso ed accidentato per percorrerlo in sella, ci tocca spingere un po’ per tornare sul 301, la via maestra per la Scarpellata.

La gallery completa

Monte Gennaro e Scarpellata

Eccoci, siamo nella magica gola, sull’antica mulattiera realizzata a scalpello dai pastori di Marcellina per condurre le greggi ai pascoli estivi, probabilmente lavorando su una traccia ancora più antica, di epoca romana, come testimoniano i resti delle opere idrauliche ancora visibili lungo il tragitto. Ma per chi la percorre in bici l’attualità è più importante della storia, e la Scarpellata è in grado di regalare una esperienza di guida al top, in un ambiente naturale di bellezza infinita, una vera goduria dall’inizio alla fine.

L’attacco è un po’ ostico, uno stretto sentiero esposto su un lato, con fondo di roccia smossa e frastagliata, si fa un po’ di fatica a salire sui pedali tenendo la rotta. Qualche centinaio di metri, poi si curva su un gomito con roccia a gradoni, e la musica cambia… il trail diviene molto più flow, una strepitosa successione di curve in appoggio sagomate naturalmente procede serpeggiando tra magnifiche alberature. Qualche strettoia e diversi gradoni di roccia ogni tanto spezzano il ritmo degli opposti tornanti.

Pippixe apre le danze, il fondo in terriccio vegetale leggermente umido, misto a ghiaia fine, offre un grip eccellente, procediamo spediti, l’adrenalina si fiuta nell’aria.

Ogni tanto una breve sosta per ricompattare il gruppo, dagli ampi sorrisi che stirano la faccia di tutti si direbbe che l’apprezzamento è unanime.

Allora vi piace ? Domando. 

Solo Emanuele si avventura in un giudizio articolato… a me no, i sassi in mezzo al sentiero me fanno strani’ !!! 

Bene ! Non esagero dicendo che ha rischiato il linciaggio.   😉 

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