Il Conventillo del monte Morra

Sempre alla ricerca di nuovi itinerari, oggi io e Carmine, pietra miliare del gruppo Grezzi Guadagnolo, siamo partiti all’esplorazione delle pendici del monte Morra, nel Parco Monti Lucretili, alla ricerca del Conventillo.

Arrivare alla costruzione in bici è praticamente impossibile, abbandonato l’anello del Morra abbiamo proseguito a piedi, scavalcando grossi massi sulla parete a picco e procedendo per un tratto aggrappati ad una catena.

Dopo un lungo cammino su passaggi che si rifiuta di percorrere anche un mulo, l’apparizione della struttura incastonata nella parete verticale lascia senza parole, sembra il nido di un aquila.

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Non si tratta di un rifugio di fortuna ma di una struttura a tre piani, realizzata sfruttando delle cavità naturali nella parete rocciosa, dotata di passaggi interni, due altari, di cui uno mostra tracce di affresco a stelline, e le celle dei monaci con vista sulla vallata. 

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Un luogo di grande suggestione, ma si fatica ad immaginare come potesse vivere una comunità monastica senza acqua né viveri. La conformazione orografica del sito non consente di ricavare aree da destinare a coltivazioni di sussistenza, nessuna sorgente per il rifornimento d’acqua, senza dubbio chi veniva a viverci cercava solo l’ascesi mistica nella preghiera e nel digiuno.

Ma per farsi un’idea più realistica della vita nel convento, occorre considerare che la sommità del monte Morra fu abitata fin da epoche remotissime, come testimoniano le tracce di mura e terrazzamenti databili tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro (XVI-XI sec.). La ricostruzione delle tracce dell’abitato consente di definire una struttura urbana dotata di tre cinte murarie concentriche realizzate in grossi blocchi di calcare, a delimitare un’area interna con terrazze a più livelli, dove erano situate le capanne. La grossa buca localizzata in cima era probabilmente destinata all’approvvigionamento idrico, in un sistema socio-economico incentrato su allevamento e pastorizia più che sull’agricoltura.

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Sebbene isolato e difficilmente raggiungibile, quindi, la conformazione insediativa originaria colloca il Conventillo in prossimità di un centro abitato, ma è difficile effettuare una precisa valutazione sulle fasi di sviluppo della struttura in rapporto a quella dell’abitato. Le stretta scalinata d’accesso, l’assenza di finestre al primo piano, l’esistenza di caditoie, fanno ipotizzare la necessità di fronteggiare le scorribande saracene che imperversavano nel Lazio tra il IX ed il X sec. d.C, ma la fondazione è probabile risalga ad epoche assai più remote.

Questo piccolo gioiello, su cui non sono mai stati realizzati studi approfonditi, versa in totale abbandono, e vedere le firme-ricordo incise sulle pareti affrescate fa molto male.

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La difficoltà nel raggiungerlo lo ha sicuramente preservato da devastazioni ancor più gravi ma al contempo rende difficilmente immaginabili interventi di conservazione e tutela.

Con un po’ di ruskiniano cinismo, quindi, non resta che gioire per aver avuto la fortuna di visitarlo fantasticando sulle antiche mura prima del suo completo disfacimento.

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Conventillo
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