Rovello & Co.

L’infaticabile Giangi ha realizzato un altro capolavoro nel bosco di Grotte Cerqueta, sulle pendici di Sant’Angelo Romano, ed oggi siamo accorsi numerosi per il battesimo ufficiale del nuovo nato, il Rovello trail.

Per rendere l’esperienza ancor più succulenta, partiamo da Monterotondo, raggiungendo il bosco di Sant’Angelo con un bellissimo passaggio nella macchia di Gattaceca. Un po’ di trail riding è un buon modo per iniziare la giornata, ma è anche occasione per i frequentatori più assidui di scambiare informazioni sulle diverse possibilità di collegamento. E’ così che su suggerimento di Valerio effettuiamo una variante al giro classico, con un bel passaggio che si raccorda alla traccia del gas percorrendo il bordo di un inghiottitoio naturale.

Scolliniamo Castelchiodato passando per i campi e siamo finalmente nel bosco di Grotte Cerqueta, dove Giangi ci aspetta in tenuta mimetica. Un infortunio al ginocchio gli ha impedito di unirsi a noi in bici ma dopo averci accolti con premura ed istruiti sulle ultime modifiche ai tracciati, si reimmerge nel bosco per posizionare la segnaletica nuova. 

Giangi's Park e Rovello

Noi andiamo subito all’attacco del Rovello trail, l’ultima sua creatura, un sentiero con passaggi abbastanza complicati, soprattutto nel primo tratto, resi ancor più insidiosi dalle copiose piogge della notte.

Cominciamo droppando un roccione, poi curva stretta per schivare un albero e controcurva con passaggio tra rocce e radici bagnate. In cento metri le ruote sono ormai ricoperte da una coltre di fango, aderenza zero, freni interdetti nei passaggi critici, si controlla la traiettoria bilanciando il peso sul mezzo.

Con Marino scendiamo attaccati, poi il rilancio in contropendenza, impossibile da fare in sella. Spingiamo qualche decina di metri poi inizia il secondo tratto di discesa, meno tecnica. Un po’ di slalom tra gli alberi schivando qualche spuntone di roccia affiorante, e siamo fuori dal bosco. 

Qualcuno va via per problemi d’orario, ma un nutrito gruppetto risale per percorrere il Veronica trail. Quindici minuti di goduria e siamo di nuovo alla sbarra, qualcuno propone il rientro, ma io e Marino strappiamo un bonus speciale per finire in bellezza con una terza discesa, il Giangi trail, mentre gli altri fanno un po’ di stretchingsi per prepararsi alla galoppata finale.

Usciamo dal bosco con in dosso almeno tre chili di fango a testa, ma pedalando su asfalto ci liberiamo presto del peso superfluo zampillando pallette in tutte le direzioni, che risate! 

Un piccolo tratto di Palombarese, poi via della Selva, ed entriamo di nuovo nel bosco di Gattaceca, per raccordarci al percorso della mattina. Qualche sali scendi saltellando sulla roccia affiorante, poi la discesa finale, e la soddisfazione di tutti non è un opinione, si misura dall’ampiezza del sorriso che sboccia sul volto di tutti spuntando dal bosco in penombra.

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