SPACCAcolli 2017 – 1° periglioso raduno AM del Trasimeno

Paciano, uno dei borghi più belli d’Italia, nonché Città dell’olio, un paesino di poco più di 1.000 anime, dove la vita scorre ancora tranquilla, gli abitanti si conoscono tutti e si salutano ancora come una volta, col sorriso in faccia, ubicato in una posizione privilegiata, tanto da essersi conquistato il detto che “a Paciano infiascano il sole”  ma che adesso è diventato di diritto anche uno dei posti più belli della zona del Trasimeno, dove praticare la mountain bike, grazie ad una fitta rete di sentieri ricavati nello stupendo scenario dei boschi sovrastanti al paese ed incastonati tra le due più caratteristiche e suggestive cime di Monte Petrarvella e Monte Pausillo.

Un raduno in quelli che sono i miei sentieri, praticamente a due passi da casa mia, ha un sapore molto particolare, se poi ci si aggiunge che alla sera prima si erano iscritti ben 60 bikers, beh vi dico con tutta sincerità che la notte l’ho passata in modo molto agitato. Certo io e il mio compare Stefano Taini avevamo cercato di preparare tutto al meglio e i giorni precedenti il raduno avevamo lavorato come forsennati fino a notte fonda (che bello tra l’altro stare nel bosco di notte con il rumore di tutti gli animali intorno) affinché tutto fosse sistemato a puntino, ma alla fine pensi sempre che manchi qualcosa o che ci siano ancora altre cose da fare o da ultimare o che qualcosa possa andare storto.

Prima di andare a letto chiamo Stefano e stiamo un ora al telefono per fare mente locale insieme a lui delle cose da fare il giorno dopo e durante il giro, e rinfrancato dalle sue confortanti parole che tutto era a posto me ne vado a letto. L’unica certezza che ho riguarda il meteo e le condizioni dei trail e li sono sicuro al 100% che sarà una bella giornata, con terreno perfetto in quanto durante la settimana non ha mai piovuto ma, anzi, col vento che ha tirato le condizioni sono eccezionali e già questo è l’80% del raduno.

La mattina mi alzo molto presto, il ritrovo è previsto alle 8.30 ma alle 7.00 io e Stefano siamo già operativi per le ultime cosucce da sbrigare. Arrivo a Paciano e parcheggio come al solito sotto casa sua. Verso le 8.00 cominciano già ad arrivare i primi bikers che rompono pacificamente il silenzio e la tranquillità che in genere regna sovrana in paese, con le solite chiacchiare pre giro e i saluti con chi non rivedi da tempo, anche questo è il bello e un motivo in più per partecipare al raduno, rivedere vecchi amici dopo tanto tempo.

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La mattinata è freschina ma presto sui ramponi dell’ascensore quei brividi saranno solo un vago e lontano ricordo, vero Pezzey ?

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Ed ecco che dopo l’arrivo degli ultimi ritardatari e le defezioni di rito, 45 bikers provenienti da Toscana, Lazio, Umbria, Marche e, udite udite, anche 3 ungheresi si presentano alla partenza. Che bello, siamo emozionati, non ci aspettavamo una simile partecipazione, speriamo veramente di soddisfare le aspettative di tutti. Subito entriamo nelle viuzze che portano alla piazza, nonché centro del paese e da fuori, sentendo i commenti soprattutto di chi per la prima volta visitava Paciano, mi rendo conto che l’appellativo che gli è stato dato, di uno dei borghi più belli d’Italia, non è inappropriato.

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Ma gli schiamazzi durano poco, il bel gruppone tutto colorato

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appena uscito dal paese

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ci cimenta con una bella rampa asfaltata al 20%, e poi imboccata la cementata

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eccoci alla prima salita di giornata… e che salita, l’ascensore, mai nome fu più appropriato, in due chilometri si sale di 200 mt. di dislivello e per di più con la parte inziale prima tecnica e poi anche ripida, dove solo i più virtuosi riescono a restare in sella.

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Ma poi il sentiero si addolcisce e dà il meglio di se serpeggiando a mezza costa sopra Paciano

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tra sculture della natura

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e risbucando proprio all’imbocco della prima discesa di giornata il PAC Trail.

Qui tutto ebbe inizio, questa discesa rappresenta l’alfa e l’omega di tutto il lavoro sentieristico della zona, ci sono voluti ben tre anni per arrivare alla versione definitiva, ma alla fine nemmeno il più bravo scultore del mondo avrebbe potuto tirare fuori dalla roccia col suo scalpello un capolavoro del genere e le urla di divertimento e piacere che sentivamo noi, ultimi del gruppo e ancora alla partenza, di quelli che quasi erano già in fondo ne sono stata la testimonianza più tangibile di quanto sia spettacolare questo sentiero.

La discesa ha di tutto: non c’è nemmeno il tempo di scaldarsi, si parte subito con un rock-garden che impone uno slalom tra le rocce in un pendio molto ripido, Diego profondo conoscitore e cultore di questi passaggi fa subito vedere come bisogna fare

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il contorsionista Farkas, alle prese con l’ultimo tornante, sa però il fatto suo e riesce a chiudure il passaggio al primo tentativo, grande prova

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ed ecco l’amico ungherse con la front e la sella alta, deve per forza di cose andare giù dritto per dritto ma nessuno aveva mai osato tanto in quel passaggio con una simile configurazione, eccezionale veramente…

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Poi inizia il sambodromo nella castagneta

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qui c’è davvero da sbizzarrirsi tra i passaggi tecnici che oramai hanno fatto la storia di questo trail: t’abbraccio, passaggio Brian, binario, lavatrice, tornantottero, the rampage, dopo tutto questo popò di roba si arriva in fondo a quella che è, badate bene, solo la prima parte della discesa, in questo stato di estasi o nirvana… ahahah

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La discesa infatti continuerebbe a dx, dopo una piccola risalita, ma in ottica giro abbiamo dovuto spezzarla e la seconda parte verrà fatta alla fine.

Si risale questa volta sul classico e comodo stradone carrozzabile che porta alla sella cosidetta del ‘ripasso’ e poi al Monte Pausillo che si erge a metà strada, tra il lago Trasimeno e la Val di Chiana

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e che con i suoi 617 mt rappresenta il secondo rilievo della zona ed è anche uno dei punti che offre stupende visuali sui territori circostanti.

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Proprio da qui ha inizio la seconda discesa di giornata, che possiamo dividere in due parti, il Pausillo Freeride più il Siddi Trail. E’ la più lunga e con il maggior dislivello di tutto il giro, una discesa che sa farsi amare e riesce a soddisfare tutti i palati, in quanto molto varia; ad una parte molto enduristica che scorre tra le caratteristiche rocce di arenaria tipiche della zona, segue un tratto molto guidato e stretto nel bosco, con diversi roccioni da copiare…

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da qui il sentiero ritorna scorrevole sempre su single track fino alla cosiddetta sassicaia, un tratto stupendo dove si può mollare i freni oppure danzare tra le placche di pietra arenaria che sbucano qua e la dal terreno, per concludere poi con due passaggi molto pepati, creati apposta dalla nostra mente perversa… ahaha, che sono il dentino (fate attenzione a non cavarvelo, ahaha)

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e lo scapicollo, un ripido il cui nome dice già tutto.

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Ma la discesa non è ancora finita, giusto il tempo di un piccolo trasferimento con due salitine, ed eccoci al Siddi Trail, la classica ciliegina sulla torta, con salti a gogo, tutti fattibilissimi però, anche per chi di salti non se ne intende, anche se a vedere le foto mi sembrano tutti professionisti, altro che

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la Morina per esempio ha pienato gli spalti.

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Piccola sosta in fondo al Siddi trail e nuova risalita, questa volta sul versante sopra Tavernelle e Macereto, ma prima, dopo aver attraversato il suggestivo ponticello del magnifico agriturismo Antico Molino a Po Barbano, dove vi consiglio di alloggiare se venite da queste parti…

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c’è da strabiliare gli occhi lungo il gustosissimo single track che costeggia il fiume Ierna…

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con tanto di cascata, la famiglia perfetta, tutti bikers, padre e figli !

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La salita prima su single track e poi su forestale è lunghetta ed essendo la terza la fatica comincia a farsi sentire un po’ anche se per Enrico, visto come sale, sembra che sia la prima

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ed eccoci alla terza discesa di giornata, la Simonetti Enduro, così chiamata dal suo ideatore e realizzatore, Daniele Simonetti, che ha fatto veramente un gran lavoro costruendo ben quattro trail in questa zona, uno più bello dell’altro e che coprono tutte le discipline dalla MTB (DH, Enduro e XC), noi ne abbiamo percorso la nuova Enduro, che è bellissima, con una prima parte a tornanti spondati

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che si getta in un ambiente eccezionale, dentro il letto di un fosso, con rocce a fargli da contorno, superlativo (Y)

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La parte finale è un super flow, ed è proprio quello che ci vuole.

Arrivati in fondo qualcuno chiede se c’è un servizio navetta per poter tornare su e rifarla… ahahah… ma è tempo di rimettere un po’ di benzina in corpo, sono già 4 ore che giriamo e allora niente di meglio che la Pasticceria Dolci Tradizioni a Tavernelle per reintegrare le energie, ma più che reintegro, vista la bontà dei dolci e salati che, qui si fa il pieno, altro che !

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Questa sosta ci sta come il cacio sui maccheroni, in quanto l’ultima salita non solo è la più lunga del giro ma anche la più dura, poiché c’è da risalire ai 637 mt del Monte Petrarvella, fino ad una pinetina posta a 638 mt di altezza, nonché cima Coppi del giro.

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Ma il gioco vale la candela, perchè c’è da inaugurare un nuovo sentiero con tanto di taglio del nastro e bottiglia di spumante, il Frati Freeride.

Se il Pac Trail è il Re indiscusso, questo è sicuramente la Regina, certo, i passaggi tecnici sono minori ma il trail come bellezza dei posti dove scorre lo riesce addiritttura a battere, e l’euforia è a mille, dato che è una prima assoluta !

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La parte alta è ancora castagneta, con continue curve e sponde naturali…

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intervallata da qualche gradone come il passaggio Riso Scotti

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e due passaggi molto ostici: Moana e Cicciolina, poi dopo essere sbucati sulla strada con un bel ripido

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ecco il clou, con il Gatto con gli stivali, una sequenza molto tecnica che più che gli stivali come si suol dire ti fa veramente le scarpe ahahah… Passare indenni questa parte senza mettere il piedino a terra è veramente appannaggio solo dei più virtuosi, come lui

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o lui, ahahahah

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In questo tratto il Gatto è sempre in agguato fino alla fine, fate attenzione

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La discesa termina a Borgarucci e per riguadagnare l’ultima discesa, ovvero l’ultimo tratto del Pac Trail, c’è da faticare non poco… Le dolci colline del Trasimeno non perdonano 1.400 mt di dislivello qui sono come 2.000 in montagna, pesano come un macigno, ma chi a piedi chi con la lingua di fuori, chi con a testa bassa, riusciamo a scalare gli ultimi massacranti 200 mt di dislivello e goderci il Pac Trail finale, dove troviamo tra l’altro anche i passaggi più ostici, tanto che dopo la Tundra, l’Ingoio e l’Impiccato

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la maggioranza decide che può bastare così, e fa ritorno alle auto, anche perché sanno cosa li aspetta una volta indossati gli abiti civili, una merenda luculliana travestita da cena, con bruschette, torta al pesto, erba, pasta a volontà, dolci, birra cosa volete di più ?

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Se, come speriamo, vi siete divertiti, appuntamento quindi all’edizione 2018, vi aspettiamo, le novità non mancheranno di certo.

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SPACCAcolli 2017

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