Monte Romanella

Il Monte Romanella è sconosciuto ai più, forse perché posizionato in una zona poco frequentata e un po’ snobbata dai trekker, ma soprattutto dai bikers e, fatta eccezione per la conosciutissima discesa dei Centopozzi, sono disponibili pochissime informazioni su possibili giri da realizzare da queste parti. Noi invece, dopo aver percorso la classica discesa dei Centopozzi, siamo rimasti così affascinati da questi luoghi che ci siamo messi al lavoro, dando forma ad un itinerario avvincente e con una storia molto particolare. Nell’estate 2015 i soci della sezione CAI “Gruppo Lucus Angitiae” di Luco dei Marsi avevano posizionato sulla cima del monte una statua della Madonna di Lourdes, dopo averla trasportata a spalla percorrendo l’antico sentiero da loro stessi ripristinato, ma due settimane dopo un escursionista giungendo in cima al monte all’alba aveva trovato la statua in terra spezzata in più parti. La dinamica dei fatti rimane tutt’ora misteriosa, l’ipotesi che fosse stata colpita da un fulmine non combacia col rinvenimento di oggetti metallici presenti sul manufatto e trovati perfettamente integri, più probabile si sia trattato di un tentativo di furto o semplicemente di un atto vandalico. La risposta della comunità locale e dei fedeli non si è fatta attendere, ne hanno subito fatta realizzare un’altra, ed a fine ottobre l’hanno riposizionata in vetta, dopo oltre 4 ore di duro cammino con 130 chilogrammi in spalla, percorrendo lo stesso sentiero che noi faremo in discesa.

Il nostro giro parte da Trasacco, un suggestivo borgo posto all’inizio della Vallelonga e, con un lungo tratto di falsopiano tendente sempre a salire, prima asfaltato e poi sterrato, raggiungiamo Collelongo. Da qui entriamo nella stupenda Valle Casale che in questo periodo è un tripudio di colori, e arrivati alla chiesa di Madonna del Monte, ha  inizio la salita vera, ma in un contesto simile la fatica non pesa.

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I primi 300 mt di dislivello sono su carrareccia

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ma in un contesto così spettacolare anche le carrarecce sono piacevoli…

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Sarà l’effetto delle abbondanti piogge dopo la lunga siccità, ma un bosco così bello e vigoroso in autunno non si incontra spesso.

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Man mano che si sale il sentiero diventa anche molto panoramico, più di così non si può chiedere

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e invece si, da quota 1200 la carrareccia lascia il posto ad single track da leccarsi i baffi, e per giunta si pedala quasi tutto fino a Forca Casale, anzi, con la e-bike si può togliere il “quasi”

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Tutt’intorno un tripudio di colori

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dietro il PNALM oramai innevato

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Scollinando a Forca Casale lasciamo la Valle Casale ed entriamo nel Vallone Cupo ma la musica è sempre la stessa, ancora single track spettacolare.

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Il sentiero non è segnato ma non possiamo sbagliare, le tracce lasciate dai cinghiali indicano la retta via.

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L’ultima parte del percorso, lo scollinamento da Forchetta Morrea, sebbene torni ad essere una carrareccia, è talmente ripida che non la si fa neanche con la e-bike, quindi non resta che spingere la bici, ma il tratto è molto breve, non più di 15 minuti. Ed eccoci finalmente a Forchetta Morrea, dove ci attende un bagno di foglie, ma non era di folla ? ahahah

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La parte più dura è quasi terminata, d’ora in avanti sarà tutta carrareccia pedalabile fino ai piedi di Monte Alto.

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La vista è stupenda, spazia dal PNALM

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alla bellissima Val Roveto.

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Ci resta solo l’ultimo scoglio per arrivare in cima al Monte Alto, di nome e di fatto, dato che con i suoi 1787 mt è la massima elevazione della zona…

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fatica ampiamente ripagata dalla stupenda crestina fino a Monte Romanella, che il Barone non si lascia scappare.

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La cresta ha un piccolo tratto dove bisogna scendere di sella ma poi si può planare senza intoppi verso la meta, eccolo laggiù Monte Romanella

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e la famosa statua della Madonna ci dice che finalmente siamo arrivati.

Madonna Romanella

D’ora in avanti sarà tutta discesa fino quasi a Trasacco, discesa che inizia subito con un bel traverso

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poi le cose si fanno serie con un tratto ripidissimo

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e a causa del fondo molto smosso bisogna anche scendere di sella, ma poi entrati nel bosco è goduria allo stato puro, una sequenza interminabile di tornantini,  uno dietro l’altro senza sosta, davvero divertenti anche se bisogna stare sempre in campana per il tappeto di foglie che rende invisibili i sassi. Se fosse più pulita si potrebbero lasciare i freni e andare giù più sostenuti con derapate continue tra un tornantino e l’altro.

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La discesa è comunque più lenta rispetto a quella dei Centopozzi e anche qui non mancano alcune parti su roccia, con qualche gradoncino, e in fondo si ricollega proprio con quella dei Centopozzi, prima della parte più tecnica che ci gustiamo tutta d’un fiato.
Sbucati a Fonte San Lenoardo giungiamo al pezzo più gustoso e succulento, un tratto rocciosissimo per chiudere in bellezza, col Velino che ci guarda arrossendo.

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Ripresa la carrareccia a Colle Andreone non ci resta che tornare più che appagati a Trasacco con la consapevolezza che queste zone sono davvero divertenti e meritano sicuramente ulteriori visite esplorative.

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