Redentore – Petrella

BiciNatura è sempre alla continua ricerca di itinerari esclusivi e poco frequentati per offrire al proprio pubblico qualcosa di diverso dalla solita minestra di giri oramai fatti e rifatti e dare così a coloro che andranno a percorrere l’itinerario quel pizzico di mistero e curiosità in più che saranno alla fine il valore aggiunto del giro stesso; ebbene il giro che vi proponiamo stavolta sui monti Aurunci con meta la cima più alta della catena montuosa, il monte Petrella, senza farci mancare la visita al più conosciuto monte Redentore.

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rientra proprio tra questi e in modo particolare il Monte Petrella e la stupenda discesa sul sentiero 913 o Canale di Faggeta che finora aveva avuto pochissime percorrenze in bike e recensioni sulla rete, tanto che questo giro è stato da noi annoverato come “best all mountain 2017 tour”.

Non potevamo scegliere un giornata migliore per fare questo giro in quanto, una volta arrivati in cima, con gran stupore abbiamo trovato un po’ di neve, che ha reso tutto più magico ed il cielo sereno con un sole splendente, ci ha riscaldato in cima dove le temperature erano molto basse.

La partenza è dal parcheggio del rifugio Pornito da dove si comincia subito con una bella salita ripida

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ma le ruote, nonostante il fondo nevoso e ghiacciato, hanno un grip eccezionale.

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Arrivati in cima al Redentore la vista è superlativa ed è tanta la voglia di rimanere ad ammirare il panorama

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ma i km da percorrere sono tanti, quindi ci si prepara e si parte subito. La prima discesa, il classico trail di San Michele

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ci regala subito una bella sorpresa; arrivati alla caratteristica chiesa (eremo di San Michele Arcangelo) per la prima volta troviamo moltissime stalattiti di ghiaccio che pendevano sopra le nostre teste come la spada di Damocle

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tanto da far sembrare questo un laghetto di alta montagna quando invece siamo a due passi dal mare.

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Si risale di nuovo in sella, il fondo del sentiero dopo la chiesa si presenta abbastanza ciottoloso con curve a gomito e qualche passaggio tecnico (ma nulla di cosi rilevante) e sarà così fino all’arrivo al rifugio Pornito.

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Da qui risaliamo di nuovo per la stessa salita fino alla Valliera, ma stavolta invece di svoltare a dx per il Redentore, proseguiamo per Fontana di Canale su un sentiero un po innevato ma totalmente pedalabile

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ove una volta arrivati abbandoniamo la carrareccia per prendere uno stupendo single track che taglia di traverso la montagna (sentiero 913C) da lasciare a bocca aperta. Il tratto infatti con una buona gamba è quasi tutto pedalabile

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eccetto qualche tratto da fare spingendo la bici, ma l’ambiente è eccezionale forse anche per quel poco di neve che rende tutto più magico

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usciti dal bosco sbuchiamo a Monte S.Angelo, qui altro bel panorama e ne approfittiamo per mangiare un meritato panino, crogiolandoci al sole, e recuperare le energie.

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Ci attende infatti il tratto più impegnativo di tutta la salita con un tratto di spingismo duro di circa 30 minuti, costringendoci in alcuni punti a fare portage, fino al monte Campetelle.

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Passato il Campetelle si tira un po’ il respiro con un piccola discesa in freeride, ma ci aspetta ancora un ultimo sforzo, altri 15 minuti di portage e spingismo ma ormai siamo arrivati in cima e dopo l’ultimo sforzo ci aspetta la nostra meta, il monte Petrella.

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Qui il panorama è spettacolare ,in primis il mare, poi Roccamonfina, Vesuvio, Trebulani, Majella, Ernici, Simbruini, Ausoni, Lepini e i Castelli Romani… Pochi sono i rilievi del Lazio che riescono a regalare una vista così ampia restando sotto i 2000mt.

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Indossate le protezioni ci accingiamo a prendere il sentiero 913 detto anche Canale di Faggeto, che si presenta come una grossa incognita viste le pochissime notizie in merito. La prima parte è di roccia compatta, ma nel complesso piuttosto flow, con qualche scaloncino facile facile.

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Il trail prosegue poi con una lunga serie di tornantini nel bosco e curve strette, ma il fondo è compatto e si scende spediti per circa 450 mt di dsl-.

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Arrivati all’incrocio con il sentiero che viene giù dal mt. Sant’Angelo, si entra in un impluvio, qui è la roccia a farla da padrona e i tornantini si sprecano

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sarà così fino in fondo alternando pezzi smossi a tratti ancora consistenti

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il sentiero inoltre è molto pulito tenendo conto che siamo in pieno inverno e risulta quindi completamente ciclabile a parte qualche albero caduto a causa di incendi ma facilmente scavalcabile a piedi

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Grazie al gelo ad alla poca neve presente, il suolo è più compatto e quindi più facile del solito anche se non ti regala niente, infatti i tratti filanti si contano sulle dita di una mano e bisogna tenere sempre alta l’attenzione, il tornante è sempre dietro l’angolo ahahah, insomma un vero sballo di sentiero

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dopo un ora e mezza di tornantini sbuchiamo su uno sterratone che in realtà sembra più un trail molto largo, infatti vi assicuro che darà del filo da torcere anche quello causa il fondo molto sconnesso.

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Il sentiero termina poco sotto Spigno Saturnia superiore, la lunghissima discesa ci ha fatto fare quasi buio

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ed è l’ora di tornare alla macchina che avevamo lasciato a Campodivivo e che ci riporterà comodamente al Rifugio Pornito (il giro come avete capito è con recupero auto) ma vi garantiamo che si è trattato di un giro semplicemente fantastico che assolutamente non puo’ mancare a chi pratica All Mountain, un regalo di Natale migliore non lo potevamo trovare sotto il nostro albero quest’anno.

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