Mentorella Hard Rock

Quando si ricomincia dopo una lunga pausa un ripasso è obbligatorio, e conviene iniziare dai capisaldi, in compagnia di buoni maestri. Nel programma didattico del GREZZO la discesa dal santuario di Mentorella è sicuramente una delle prove d’esame, e Carmine Rosone uno dei migliori maestri sulla piazza. 

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Con noi anche Marco Ficorella, storico compagno d’avventura, impegnato a guadagnarsi anche lui la giostra finale, pedalando sornione la salita infinita fin sulla vetta del Guadagnolo.

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Esattamente 24 km di asfalto con pendenza regolare, l’ideale per allenare fiato e gamba, intervallati da magnifici scorci panoramici sulla vallata.

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La prima sosta a Capranica Prenestina, per salutare il giro di boa con un buon caffé, poi l’avventura tra i vicoli del borgo antico ci regala un’emozione inattesa. Nel punto più alto una graziosa piazzetta restaurata con gusto e grande attenzione ai dettagli, su cui affaccia la piccola chiesa di Santa Maria Maddalena, che per la particolarità della composizione, frutto di numerosi rimaneggiamenti, cattura subito la nostra attenzione.

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L’imponente campanile (17 metri), fatto erigere da papa Martino V (Oddone Colonna), testimonia la sua prima fase costruttiva (XV Sec.) e la sua posizione angolata rispetto alla facciata attuale lascia ipotizzare l’esistenza di una costruzione precedente diversamente orientata.

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Ma la cosa più sorprendente è la cupola a doppia calotta, finemente decorata e traforata da un loggiato costituito da sette arcate, che numerosi studiosi (Giovannoni, dal Bossi, Bruschi e Rita) concordano nell’attribuire alla scuola di Donato Bramante (XVI Sec.).

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La facciata attuale è molto semplice, con il profilo a capanna e tre finestre tamponate, ma non passa inosservato il piccolo protiro in tufo, con all’interno il portale in pietra cinquecentesco e lo stemma della famiglia Capranica. All’interno, oltre al magnifico organo ed ai numerosi oggetti in mostra (un antico mantice per l’alimentazione dell’organo, un meccanismo per azionare le campane a tempo, ecc.), un leone reggistemma in marmo bianco, utilizzato come acquasantiera, attribuito a Michelangelo Buonarroti.

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Dopo la scorpacciata di bellezza, rimontiamo in sella per la volata finale al monte Guadagnolo, senza però farci mancare qualche sosta contemplativa.

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Con le pendenze mai eccessive, la salita non pesa poi tanto, ed i chilometri scorrono pedalando in una paesaggio gentile. Superato l’ultimo varco, gli inquietanti blocchi di calcite e dolomite del Guadagnolo che si stagliano all’orizzonte ci avvertono che la meta è vicina. Aggrappato sulle pareti scoscese un climber prende fiato prima di cimentarsi con il tratto finale che lo porterà in vetta.

Giunti al paesello, una sosta al Ristorante da Peppe  per il rituale bicchierozzo di rosso con ciambelline al vino ci rimette al mondo.

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Ripreso fiato e vestite le protezioni, diamo inizio alle danze.

Dalla piazza centrale, senza esitare, imbocchiamo una rapa di scale, poi un ripido che taglia le rampe a tornante fino al campo di Omo Morto, e da qui facendo il pelo alla roccia brulla giungiamo al santuario mariano di Mentorella, turbando per qualche istante i gruppetti di pellegrini che ci scrutano come fossimo piovuti dal cielo.

La parte più gustosa del percorso di oggi, quella very hard, comincia proprio da qui. Dal piazzale del santuario ci tuffiamo nel sentiero preferito dal vecchio Wojtyla. 

Roccia fissa a gradoni e gomiti stretti, nose-press obbligatorio, goduria assoluta. 

Sul tecnico qualche chilo in più si sente purtroppo, ma la gamba tiene e la tecnica non si dimentica, un po’ impacciato ma non tutto è perduto 😛

Traccia del percorso

Album fotografico in HD

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