Acquerino Javello

La Riserva Naturale Acquerino Cantagallo pur trovandosi a ridosso di zone altamente industrializzate come Prato e a due passi da grandi città come Firenze, ti fa immergere in delle grandi e bellissime foreste di faggi e castagni, così da catapultarti fuori dal mondo in un silenzio assordante e su dei sentieri eccezionali, sia in salita che in discesa, curati in modo maniacale dai local tanto che, pur trovandoci a febbraio e nel cuore dell’inverno con tutto il vento e la neve fatta, li abbiamo trovati pressoché spazzolati e in condizioni perfette.

Il giro può essere considerato a due facce completamente diverse l’una dall’altra, come testa o croce, la prima parte pedalabile e con stupendi single track sia in salita che in discesa, la seconda parte ciclo alpinistica allo stato puro con salite da fare rigorosamente bici in spalla e discese impegnative di sola roccia, quindi conviene lasciare un pò di energie da parte per quest’ultima, altrimenti potrebbe diventare un calvario.

Si parte dal parco di Galceti a Prato e su comoda pista ciclabile prima e asfalto poi raggiungiamo la fattoria di Javello, da dove inizia la bella forestale per il Passo delle Cavallaie

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ivi giunti c’è un breve trasferimento per il Sentiero dei Tabernacoli

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di fronte ai quali Nicola ha il suo particolare modo di fare genuflessioni

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fino all’imbocco della prima discesa di giornata, il sentiero delle Sorgenti, discesa molto flow ma in un ambiente superlativo dove la natura da il meglio di se.

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La cosa strabiliante è che sebbene intorno sia tutto uno sfasciume di alberi caduti, il sentiero invece risulta in condizioni perfette.

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Arrivati al bivio per la risalita decidiamo di fare una piccola deviazione fino alle sorgenti del Bisenzio, il dislivello è pochissimo ma il posto merita tantissimo e ve lo consigliamo vivamente

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anche perché la risalita non impegna più di tanto, a parte dei piccolissimi tratti a spinta e qualche passaggio, come questo, dove Marco si deve travestire da contorsionista del circo per passare indenne.

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Ritornati al bivio ecco la prima chicca di giornata ovvero la risalita al Vespaio dal sentiero “Zigghe Zaghe“. In vita mia non avevo mai percorso una salita simile in mountain bike, si tratta di un opera di altissima ingegneria sentieristica anzi, una vera e propria opera d’arte come un quadro di Botticelli, eccezionale veramente, un sentiero tutto a tornanti molto impegnativi ma tutto fattibilissimo in sella, grazie allo studio delle giuste pendenze, un capolavoro che ti fa divertire come una bella discesa, qui la fatica viene meno e il divertimento che provi ti fa salire come se avessi l’ebike.

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Il divertimento non finisce qui perché giunti al rifugio “il Vespaio”
invece di risalire al passo degli Acandoli per stradone, deviamo a sinistra per un altro meraviglioso sentiero, anche questo risistemato per le bike e che viaggia a mezza costa e guada il fosso degli Acandoli, in un ambiente spaziale, le foto d’altronde parlano da sole

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e per di più sempre e rigorosamente tutto in sella

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Il sentiero sbuca proprio nei pressi del Passo delle Cavallaie ma il divertimento (anche se siamo in salita) non è ancora terminato, rimane l’ultimo single chiamato la “Neviera”, altro single track sopraffino e “tornantoso” fino al Tabernacolo del faggio della Madonna.

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Il grosso del dislivello e delle salite del giro è fatto, ora si incomincia a scendere con nell’ordine “La Lisca”, un classico e un must della zona, discesa molto flow ma anche questa studiata e costruita da gente che in mountain bike ci sa andare e quindi apposta per far divertire chi la percorre in bici, discesa che percorriamo però solo fino a fonte del Prete dove giariamo a dx per andare a prendere il Botox.

Qui siamo sul pistino classico , ma di quelli con la P maiuscola, sponde, saltini, paraboliche, tutto costruito a puntino e preciso, nulla è lasciato al caso e sempre tutto pulitissimo anzi di più, benché siamo a febbraio abbiamo faticato a trovare delle foglie sul sentiero.

La discesa termina a case alla cave da dove, sempre su sentiero pedalato, risaliamo per un brevissimo tratto fino a prendere il 12C, discesa enduro nel vero senso della parola con sassi e rocce, il sentiero è meno curato e si vede che è anche meno frequentato ma dopo tutto quel flow ci sta proprio bene un pò di scassato.

Ripreso l’asfalto si risale un poco fino ad arrivare ai Termini, dopo tantissimo single track salire su asfalto al 10% sembra quasi pianura, ma fortunatamente il pezzo è breve e ripreso lo sterrato ci attende tutta una parte in cresta fino a Monte Lopi, con un bellissimo tratto roccioso in discesa

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ma quando sembra che il più sia fatto, arriva invece il bello (o il brutto ), arrivati infatti al bivio per Monte Peccioli vedendo il sentiero capiamo subito che d’ora in avanti non sarà più una passeggiata, ma si farà sul serio.

E’ strano vedere che l’altimetria del GPS indica che siamo solo a poco più di 300 mt di altezza, ma l’ambiente e le difficoltà d’un tratto sembrano quelle di alta montagna, d’ora in poi sarà solo ed esclusivamente bici in spalla per superare le cosiddette tre punte, ovvero Monte Peccioli, Monte Mezzano e Monteferrato.

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Nicola prova l’impossibile cercando di salire in sella

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ma anche l’ebike qui si deve inchinare al sentiero e procedere o a piedi

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o addirittura bici in spalla , si avete capito bene, una ebike sulle spalle, ma non ci sono santi qui c’è da scarpinare come a salire sul monte Bianco e siamo a nemmeno 400 mt di quota, incredibile.

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Tra un monte e l’altro, che poi sarebbe più corretto dire tra un poggio e l’altro, ci sono comunque dei bei tratti di discesa tecnica, qui è la roccia a farla da padrone e ci sono dei passaggi molto impegnativi.

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Il dislivello è poco ma il tratto richiede parecchio tempo e fatica, ci vuole più di un ora per arrivare a Monteferrato dal bivio per Monte Piccioli, e intanto il sole sta già tramontando.

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Non ci resta che l’ultima discesa da Monteferrato, bella rocciosa anche questa e con bei passaggi che ci fa arrivare alle auto dopo 8 ore di giro e 1700 metri di dislivello, ma col sorriso stampato sulle labbra e per questo non possiamo esimerci dal fare un doveroso e grosso ringraziamento a Marco che ci ha accompagnato e a Barto per i tanti suggerimenti e consigli che ci hanno dato per il giro.

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