venerdì, Agosto 14, 2026

Carpe diem, così si potrebbe intitolare il report di questo giro, e noi l’attimo lo abbiamo centrato in pieno, con la Laga al suo massimo splendore di un verde che più verde non si può e con l’acqua, tantissima acqua e le cascate al massimo della portata.

Il giro è un classico a piedi ma in bici invece non viene effettuato così di frequente anche perchè il sentiero 335, che è quello che permette di vederle tutte, risulta alquanto ostico e molto wild e per questo la maggior parte sceglie di scendere per il classico Sentiero Italia molto più remunerativo a livello discesistico.

Ma tantè, la bellezza dei posti e delle cascate compensa la mancata discesa e il giro, se fatto in questo periodo, risulta stupendo e molto remunerativo lo stesso.

Per compensare la mancata discesa abbiamo aggiunto però l’anello di Macchiatornella dal Sentiero del Bilanciere che ha colmato di molto il gap dato che la discesa dalla Forchetta di Altovia a Padula sul sentiero 346 si è rivelata estremamente divertente e per di più tutta pulita.

Partiti da Padula, bellissimo borgo immerso nel verde dei Monti della Laga, a 932 metri sul livello del mare, affrontiamo l’unico breve tratto di asfalto di tutto il giro, dirigendoci verso Lame per poi girare a sinistra e salire al paese di Fioli di Rocca Santa Maria, piccola frazioncina famosa per il suo mulino ad acqua.

Qua abbandoniamo la civilità e col sentiero 332 saliamo al Ceppo. Si tratta di un single track strepitoso a patto di possedere una ebike perchè sennò si spinge dal primo all’ultimo metro, tecnico al punto giusto e che fa arrivare in cima col sorriso stampato sulle labbra, il sentiero è stato tutto sistemato con steccionate a delimitare i punti più pericolosi e i numerosi tornanti presenti, una vera chicca della zona. Sono nell’ultimo tratto, quando si ricongiunge col 331 che sale da Riano, perde un pò della sua bellezza dato che diventa uno stradone largo nel bosco che sale dritto per dritto.

Sbucati a Ceppo prendiamo la forestale per il lago dell’Orso, anche qua con Ebike si consiglia vivamente di salire invece per il Sentiero Italia molto più remunerativo…

…anche se così facendo si perdono questi bellissimi affacci sulla intera catena del Gran Sasso ancora in gran parte innevata.

Al lago dell’Orso il grosso della salita è fatto, ma prima di cominciare la visita alle cascate una piccola deviazione è d’obbligo agli stazzi di Jacci di Verre per ammirare una piccola area boschiva molto particolare, i famosi famosi “Faggi Torti”. Si tratta di centinaia di faggi curvi, sia giovani che secolari, che presentano la medesima caratteristica: sono stati tutti “deformati” dalla forza lenta e invisibile del terreno sottostante. In realtà ci sono diverse teorie sul perché questi faggi abbiano questa conformazione così particolare, alcuni sostengono che la curvatura dei fusti sia dovuta dalla forza esercitata dal peso della neve sui rami, altri pensano che sia da impuntare alla forza di spinta del vento. Sicuramente entrambi questi fenomeni incidono, anche se solo in maniera lieve, ma la responsabilità di questo fenomeno è riconducibile al “Soil Creeping” detto anche “Reptazione”. Si tratta di un movimento impercettibile del terreno che influenza la direzione dei fusti ad una velocità lentissima e costante (si tratta di frazioni di millimetri l’anno). Questo fenomeno, troppo lento per essere osservato direttamente, interessa principalmente i suoli più umidi e i pendii con inclinazioni lievi e i suoi effetti si possono vedere solo dopo anni e anni dal suo inizio proprio grazie ai tronchi d’albero incurvati.

Ritornati al Lago dell’Orso e ripreso il sentiero Italia su un tappeto giallo di fiori ci dirigiamo verso la prima delle sette cascate, la cascata della Cavata.

Il sentiero scende alla cascata con alcuni passaggi tecnici su roccia arenaria tipica della Laga.

e dopo aver attraversato gli ultimi nevai a testimonianza delle copiosissime nevicate che hanno interessato questo inverno la zona

ed attraversato il Fosso della Cavata, da dove si origina la cascata vera e propria

ecco che davanti a noi appare questa spettacolare perla naturalistica, alimentata dalle acque di fusione di Pizzo di Moscio che scende tra le rocce di arenaria, creando una serie di salti d’acqua immersi in un ambiente fresco e rigoglioso.

Cascata dela Cavata

Dopo la sosta d’obbligo scendiamo nel fosso della cavata per una entusiasmante discesa nel bosco tutta tornanti e ripidi.

Intercettato il sentiero 335 facciamo una piccola deviazione per andare a vedere la Cascata della Cavata Bassa che diversamente da quella precedente è totalmente immersa nel bosco.

Cascata della Cavata Bassa

Inizia qua il tratto più selvaggio del giro in quanto il sentiero 335 risulta alquanto wild e poco frequentato ma è anche l’unica possibilità per ammirare le altre cascate che ci eravamo prefissati di vedere. Il sentiero presenta inoltre molti rilanci ripidi in salita che costringono a spingere la bici, con e-bike invece si riesce a pedalarli anche se i numerosi rami e sassi presenti sul sentiero creano qualche difficoltà in più.

Scendiamo così al fosso delle Gruette per ammirare l’omonima cascata.

Cascata delle Gruette

Segue un tratto ostico con un passaggio dove bisogna passarsi le bici e una ripidissima salita per arrivare ad un pianoro dove c’è l’altra deviazione per la Cascata delle Sette Fonti.

Cascata delle Sette Fonti

Ritornati sul sentiero principale questo tende sempre a scendere fino ad intercettare il sentiero 341 che viene dalla Fiumata con il quale scendiamo al Fosso del Tordino dove c’è l’omonima cascata che ha la particolarità di essere in curva.

Cascata del Tordino

da qua in poi il sentiero ritorna pulito e inizia una bella discesa con alcuni divertenti e tecnici passaggi su roccia fino ad intercettare il sentiero Italia al bivio per la cascata Cantagalli che andiamo ad ammirare.

Cascata Cantagalli

La discesa continua divertente e giocosa fino a Macchiatornella, l’uscita sulla strada richiede attenzione in quanto molto tecnica con bei passaggi su roccia.

Per un brevisssimo tratto di asfalto saliamo al paese dove prendiamo il nuovo sentiero 345 ottimamente segnalato per Monte Bilanciere. Il sentiero sale molto ripido a Colle Pozze e fino al Bivio per il 344 risulta tutto completamente a spinta, con ebike invece si riesce a pedalare ma solo con la massima assistenza, anche se risulta molto panoramico.

Intercettato il 344 le cose cambiano radicalmente, il sentiero diventa largo e quasi carrabile e la pedalabilità aumenta notevolemente fino a Prati di Lame, gli unici ostacoli sono dati dalla vegetazione che in alcuni punti ha preso il sopravvento creando delle vere e proprie barriere di fiori.

Scollinati a quota 1.400 mt comincia la discesa inizialmente su crinale poi arrivati a Forchetta d’Altovia si gira bruscamente a dx per il 346, il sentiero non presenta difficoltà tecniche e dopo una prima parte nel bosco si apre e scende in modo abbastanza lineare fino a Macchiatornella. Sbucati al paese un ripido ci introduce all’ultimo tratto che scende a Padula nel Fosso del Malvese dove intercettiamo l’ultima cascata omonima che risulta la meno bella delle sette totali e dove il giro termina.

Qui di seguito proponiamo la traccia del giro completo, che, alla prova dei fatti, effettuando una sosta per ammirare tutte le sette cascate, bisogna mettere in conto una percorrenza di almeno sette o otto ore.

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A seguire invece proponiamo una variante più compatta, con passaggio dal bosco dei faggi torti, ma che tocca solo quattro delle sette cascate Cavata Alta, Cavata Bassa, Cantagalli e Fosso Malvese), ed evitando di percorrere il sentiero 335 e 341 l’itinerario risulta anche più pedalabile, con una percorrenza che si riduce a circa cinque o sei ore.

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Per farsi una idea dei luoghi suggeriamo di dare una occhiata al video

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