sabato, Dicembre 13, 2025
AbruzzoOCPercorsiVelino e Sirente

Tornimparte: Ferrarecce, Morretano, Supernatural, Le Monache

Le ruote mordono i sassi smossi, il manubrio vibra tra curve e radici, lo sguardo è fisso sulla linea. L’adrenalina cresce mentre il sentiero si infila tra crinali, faggete e valloni aperti. La montagna non regala nulla, ma ripaga chi la affronta.

Il cuore accelera, ma non è solo fatica: ci muoviamo in un ambiente naturale di struggente bellezza, titanici costoni rocciosi e creste severe, pendii erbosi ricamati dal pino mugo. Tornimparte, ai margini del Parco Velino-Sirente, è enduro autentico.

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NB: dislivello effettivo da Garmin è di circa 2000 metri

Un percorso impegnativo, che mette alla prova tecnica e resistenza, per chi cerca l’ebrezza della velocità ma sa anche apprezzare la montagna vera.

La salita verso il rifugio Ferrarecce

Partiamo con la calma di chi sa che la giornata sarà lunga. Dal Rifugio degli Alpini pedaliamo per poche centinaia di metri su asfalto, giusto il tempo di far salire la voglia di trail. Poi svoltiamo a destra e siamo subito nella natura.

L’asfalto lascia spazio a una carrareccia veloce, alternata a tratti di sentiero stretto. Costeggiamo il torrente Raio, il rumore dell’acqua ci accompagna mentre il trail scende leggero per 3,8 chilometri. Sassi smossi, brevi rilanci, ed è subito enduro.

Poi un tratto di asfalto ci porta attraverso Villagrande e poi Pianelle, ma la vera salita è dietro l’angolo. Due chilometri sulla SP 1 Amiternina, scorrevole e silenziosa, poi imbocchiamo una carrareccia sassosa e la pendenza cresce ma, con un po’ di impegno, in e-bike si pedala benissimo restando in sella.

Verso la fine la carrareccia si impenna, ma il tratto più ripido è lastricato con pietre cementate, e con buona gamba e concentrazione per gestire la trazione, si pedala fino alla fine senza mettere piede a terra.

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Con l’ultimo strappo si guadagna rapidamente quota e la carrareccia diventa sentiero (CAI 1D), che ci porta ad attraversare faggete fitte e radure aperte, in un alternarsi di ombra e luce, tecnica e velocità. Nel bosco il fondo è smosso e sassoso, con radici affioranti e passaggi stretti, ma sempre pedalabile.

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La continua alternanza tra boschi e spazi aperti dona ritmo e varietà al tracciato, spezzando ogni monotonia e regalando scorci mozzafiato a ogni cambio di direzione. Il sentiero segue il profilo della montagna con naturalezza, fluido e coinvolgente, senza mai interrompere il piacere della pedalata.

Poi arriva la salita finale: un ultimo strappo, ripido ma regolare, ma con un po’ di impegno si pedala tutta, ed è l’ultimo vero sforzo.

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In cima, la vista è a tuttotondo: la fatica scompare, lasciando spazio alla meraviglia. Lo sguardo spazia libero tra vette, vallate e orizzonti lontani, e ogni metro guadagnato lo ripaga con vista e silenzio.

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Là in mezzo alla valle, incastonato nel verde, si scorge il Rifugio Ferrarecce: una piccola sagoma solitaria che rompe la vastità del paesaggio. È un punto di riferimento chiaro: da lì parte la prima vera discesa della giornata.

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Con poco sforzo raggiungiamo il Rifugio, pedalando su un morbido tappeto erboso. La fatica sembra svanire, la pedalata si fa leggera, quasi automatica, lasciando spazio al piacere del momento.

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Qui tutto si fa ampio e silenzioso, come se il tempo rallentasse. Davanti si apre un teatro naturale immenso, dove le nuvole scorrono veloci sopra crinali modellati dal vento e dal tempo. I pendii erbosi si estendono morbidi fino all’orizzonte, punteggiati da rocce affioranti che sembrano lì da sempre, immobili.

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Ferrarecce

Dal Rifugio Ferrarecce il sentiero parte deciso, senza esitazioni. Il primo tratto si sviluppa in campo aperto, su un pendio ampio e luminoso, dove la vista spazia libera verso il fondo valle. Qui il trail è dritto, veloce, invita a lasciar correre la bici e a fidarsi del proprio istinto. Il fondo alterna sassi mobili e roccia affiorante, richiedendo una guida attenta ma fluida. Si scende spediti, con il manubrio saldo e lo sguardo lontano, mentre le sospensioni lavorano senza sosta per digerire l’asprezza del terreno. È un tratto che regala subito adrenalina pura, perfetto per entrare nel flow della discesa dopo la lunga salita. La montagna qui si mostra cruda e autentica, senza filtri, ed è proprio questo a renderla così bella da attraversare.

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Più in basso si entra in un bosco maestoso, dove il sentiero serpeggia tra gli alberi seguendo la forma del terreno. Le curve assecondano le pendenze, si infilano tra tronchi e radure senza forzature. Qualche ramaglia sparsa, qualche sasso affiorante, ma si procede veloci e fluidi, disegnando traiettorie pulite.

A metà percorso abbiamo incontrato i ragazzi di Orizzonti Guide, intenti a liberare il trail dai rami: grazie a loro la seconda parte della discesa è stata ancora più esaltante. È un sentiero che regala grande soddisfazione, da affrontare in pieno flow, pennellando curva dopo curva. Adrenalinico ma non tecnico, diverte senza mettere sotto pressione, ideale per lasciarsi andare e godersi la discesa immersi nel silenzio del bosco.

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Dopo circa 5 chilometri a briglie sciolte, la vista del Rifugio del Cerasolo annuncia la fine della discesa. Il respiro si fa più calmo, ma l’energia resta alta: è già tempo di risalire, anche se la bellezza dell’ambiente naturale rende la fatica quasi secondaria. La salita è costante, mai eccessiva, anche se il fondo richiede attenzione: sassi smossi e lastroni di roccia spezzano il ritmo, ma senza mai interromperlo davvero.

Altri 5 chilometri immersi nel verde, e il bosco si apre sulla magnifica radura di Prato Capito: un ampio spazio erboso incastonato tra gli alberi, dove la montagna si distende e invita a una pausa. Al centro, un fontanile di acqua freschissima segna il luogo ideale per una sosta ristoratrice.

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Campo Felice-Morretano

Riprendiamo a pedalare con un breve tratto in salita che ci conduce alla Strada Statale 696. L’asfalto si abbandona quasi subito, imboccando una carrareccia che ci immerge nel vasto e suggestivo altopiano di Campo Felice. L’orizzonte si allarga nuovamente, la quota resta alta e con il fondo scorrevole si procede spediti in discesa, con il vento in faccia e il paesaggio che scorre ampio e silenzioso.

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La lunga discesa termina al Rifugio Alantino, ultimo presidio di civiltà prima di immergerci nuovamente nella natura selvaggia. Una breve sosta per un caffè, giusto il tempo di riprendere fiato, poi risaliamo in sella per affrontare la salita più dura.

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L’ambiente si fa sempre più maestoso, con la traccia che si srotola nel giallo dorato dell’erba secca, serpeggiando verso l’orizzonte. Ai lati, pendii modellati dal vento e dal tempo, punteggiati da rocce affioranti e bassi cespugli.

Nei punti di svalico, lo sguardo si allarga fino a incontrare le imponenti cime del gruppo Velino, che si stagliano sullo sfondo come un gigantesco bastione di pietra. Il silenzio è profondo, quasi irreale. Il rotolio delle ruote sul terreno pian piano si accorda all’equilibrio perfetto di un luogo dove la natura si impone in tutta la sua potenza primitiva.

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Il sentiero prosegue tra dossi erbosi e tracce appena accennate, finché all’improvviso si apre la visuale, e sullo sfondo appare il Monte Puzzillo, con la sua cresta grigia a dominare il paesaggio. In primo piano, su un’altura più vicina, alcune mucche al pascolo brado, custodi silenziose di questo tratto di montagna, si muovono lente tra l’erba e le pietre.

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Alle mie spalle, verso sud, si apre un panorama ampio, dominato dai costoni rocciosi del Versante Occidentale e, più a destra, dalla cima nord del Passo del Puzzillo. Le creste spoglie si stagliano nette contro il cielo, scolpite dal tempo e dal vento. Qua e là, macchie scure di pino mugo si aggrappano ai pendii, testarde e immobili tra le rocce.

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Dopo 7 chilometri di dura salita, lasciamo la carrareccia deviando verso nord, in direzione del Passo del Morretano. Procediamo in freeride, navigando a vista, alla ricerca di un passaggio tra i cespugli più fitti e le rocce affioranti, alla nostra destra si alza il versante ampio del Monte Puzzillo, mentre a sinistra si chiude la cresta più frastagliata del Monte Morretano. Non ci sono indicazioni, solo l’istinto e la lettura del terreno.

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Guadagnato il valico, ci fermiamo per qualche minuto al cospetto dell’imponente Monte Puzzillo. La sua parete stratificata si alza verticale sopra di noi, solenne e silenziosa. È il momento di indossare le protezioni e prepararci ad affrontare un’altra fantastica discesa.

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All’imbocco della valle, un cumulo di pali e filo spinato ricorda la vecchia parcellizzazione dei pascoli, ora per fortuna abbandonata. Possiamo scendere liberi, senza più ostacoli, seguendo la pendenza che si apre morbida verso il fondo valle. In lontananza si intravede la Conca Aquilana, chiusa dal profilo netto del Monte Pettino, mentre il Gran Sasso, immerso nelle nubi, resta appena visibile dietro il velo grigio.

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Morretano

La discesa prende subito ritmo: tratto dritto, fondo nervoso, tra sassi mobili e placche di roccia affiorante. Si scende a vista, in campo aperto, con il vento in faccia e lo sguardo che corre avanti. Il terreno è naturale, crudo, ma mai ostile: richiede tecnica, ma ripaga con il flow.

Più in basso, il sentiero comincia a piegare, seguendo le ondulazioni del versante. La velocità si modula, il ritmo cambia, e anche l’ambiente inizia lentamente a trasformarsi.

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Un passaggio tra roccia più ostile, poi si entra nel bosco e la musica cambia. Si procede su una carrareccia approssimativa e sconnessa, che avanza veloce tra gli alberi, tra sassi smossi, radici e solchi profondi. La traccia muta di continuo, e il fondo instabile e insidioso rende la percorrenza tutt’altro che banale. Serve attenzione, ma la guida resta coinvolgente, viva.

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In men che non si dica, divoriamo altri quattro chilometri di discesa e ci ritroviamo nuovamente a Prato Capito.

Da qui, proseguo in solitaria verso il Supernatural, mentre i miei compagni di avventura imboccano il trail di Vaccamorta, l’ultima discesa che li porterà a chiudere il giro direttamente alla macchina.

Supernatural

Il Supernatural si infila subito nel bosco, dove rimane per quasi tutta la discesa, sbucando solo per brevi tratti in campo aperto. Il trail è divertentissimo: un susseguirsi di cambi di direzione che costringono a serpeggiare tra alberi maestosi, cercando ritmo e fluidità, curva dopo curva.

Più in basso, la traccia entra in un canale naturale, ed il tracciato si modella in una sequenza continua di sali e scendi, ripidi improvvisi, contropendenze e curve ben sagomate. Il sentiero è abbastanza leggibile e intuitivo, quindi anche senza conoscerlo ci si diverte parecchio. Ma con un po’ di esperienza in più, diventa una vera giostra, grazie anche ai numerosi salti sparsi lungo il percorso, alcuni dei quali però richiederebbero una sistemata: sassi e rami nelle zone di atterraggio ne limitano la fruibilità in sicurezza, ma il potenziale è altissimo.

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Nel tratto finale, il Supernatural si collega al trail Casello, che scende veloce fino a sbucare proprio di fronte al casello autostradale di Tornimparte.

Scavalco il guardrail e mi fermo un attimo. Potrei chiudere qui anche io. Ma la voglia di sgarupare ancora un po’ è più forte. Mi rimetto in sella, imbocco l’asfalto in salita e punto verso Le Monache, deciso a regalarmi un’ultima discesa.

Le Monache

Col senno di poi la discesa è carina, ma forse non vale il sacrificio dei cento metri di salita su asfalto con il sole d’agosto allo zenit.

L’inizio del sentiero è subito promettente, ma dopo poco ci si ritrova a navigare su un ghiaione smosso fino all’ingresso nel bosco. Da lì, qualche sali e scendi, un paio di curve, e si sbuca di nuovo sotto l’autostrada.

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Un tunnel porta dall’altra parte, poi un breve tratto leggermente esposto regala una bella vista sulla vallata, ma dopo un paio di curve ci si trova sulla strada che porta al rifugio degli Alpini, ma questa volta si affronta in salita, e dopo un giro così lungo e impegnativo, chiudere il giro in salita non è una bella cosa.

Insomma, l’ultima discesa si può tranquillamente saltare, senza che l’esperienza del giro ne risenta più di tanto.

Video Sintesi delle quattro discese

Album fotografico in HD

Tornimparte
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