C’è un momento, quando stringi il casco e agganci i pedali, in cui tutto si azzera ! Dal casello di Tornimparte inizia un all-mountain che è più di un semplice itinerario, è un viaggio che intreccia boschi, altipiani e creste panoramiche, passando da Campo Felice al Rifugio Sebastiani, per poi piegare verso il Valico del Morretano. Il cuore dell’avventura però non sta nel seguire la strada maestra, ma nello scarto deciso che porta a salire su Cima Morretano, da cui la cresta si allunga verso la Torricella, con viste che si aprono a ogni colpo di pedale. La discesa finale, veloce e adrenalinica, corre sul trail Vaccamorta, chiudendo un anello che se non conquista un posto nelle avventure epiche, sicuramente sa regalare emozioni forti.
Dal Rifugio degli Alpini la strada prende subito quota: quattro chilometri di asfalto in salita che mettono in moto le gambe e preparano alla vera avventura. Poi una deviazione a destra porta al “cancello dei pastori”, una barriera di pali e fil di ferro che negli ultimi tempi è stata rinforzata, costringendo ad una breve arrampicata sul terrapieno laterale per intercettare la carrareccia.
Superato questo piccolo ostacolo, la traccia riprende a salire dolcemente, attraversando spazi aperti e macchie di bosco.
Il fondo, un po’ scassato ma sorprendentemente scorrevole, guida la pedalata tra curve e strappi leggeri. Poco alla volta la traccia si immerge in una faggeta magnifica, dove la luce filtra tra i tronchi e l’aria si fa più fresca.
In poco tempo la carrareccia si apre e lascia spazio alla grande piana di Campo Felice. Lo scenario cambia all’improvviso: dai boschi ombrosi si passa a un altopiano luminoso, ampio e arioso.
La lunga discesa che lo attraversa invita a lasciar correre la bici, e in un attimo ci si ritrova a sfrecciare veloci, con lo sguardo che corre libero verso orizzonti infiniti.
Al termine della piana si punta al Rifugio Alantino per un caffè, ultimo presidio di civiltà prima della montagna vera, anche se trovarlo aperto è sempre un terno al lotto.
Dal Rifugio la strada riprende subito a salire su una carrareccia scassata che costeggia il lato est di Campo Felice, addentrandosi in un paesaggio sempre più selvaggio e tormentato. Per spezzare la fatica ci fermiamo alla miniera di bauxite abbandonata, una ferita rossa nella montagna, memoria silenziosa di un fugace passato minerario ormai lontano.
Tra i sassi spicca un frammento rosso punteggiato di scuro: bauxite ferrifera, memoria di ferro e di miniera, una brace di roccia che racconta la montagna.
Tornando in campo aperto, la pianura si spalanca di nuovo: ampia, silenziosa, quasi desolata. All’orizzonte il paesaggio prende forma con contorni netti: a sinistra si alza la Cimata del Puzzillo, al centro il profilo del Costone Occidentale, a destra il Monte Puzzillo. Tra queste due ultime sagome, si lascia intravedere anche Cima Morretano, la carta vincente del nostro viaggio.
Eccoci più vicini, davanti a sinistra si staglia Cima Morretano a destra il Monte Puzzillo, due giganti che sembrano fronteggiarsi in silenzio, ma per il momento l’itinerario ci spinge oltre, verso il Rifugio Sebastiani.
Il paesaggio montano è di struggente bellezza, la carrareccia serpeggia tra prati e pietraie, mentre di fronte si innalza l’imponente parete del Costone Occidentale, verticale e severa come una cattedrale di roccia.
Raggiungere il Rifugio Sebastiani non è mai impresa banale, la carrareccia scassata e segnata dalle piogge si impenna con decisione e pretende equilibrio e potenza per restare in sella. Qui la roccia regna sovrana, lastre fratturate si alternano a zolle erbose, disegnando un paesaggio aspro e primordiale.
Con non poca fatica raggiungiamo il Rifugio Sebastiani. Qui le gambe trovano tregua e il respiro si distende, mentre lo sguardo si perde in un paesaggio di straordinaria bellezza.
Impossibile non restare colpiti dalla Cimata del Puzzillo, che si erge fiera in primo piano come una lama di roccia scolpita dal vento. Sullo sfondo, l’imponente parete del Monte Puzzillo chiude l’orizzonte con la sua massa compatta e severa.
Dall’alto, la propagine Sud-Ovest di Campo Felice si mostra in tutta la sua vastità, incorniciata da un anfiteatro di cime che toglie il fiato. Da sinistra a destra scorrono il profilo del Costone Occidentale, la Cima nord del Puzzillo, il Morretano e infine l’imponente Monte Puzzillo. È un paesaggio grandioso e severo, si percepisce la forza primordiale che plasma la montagna.
Volgendo lo sguardo a sud, si apre l’ampia distesa dei Piani di Pezza. Pianori dolci e regolari che già nel nome custodiscono la loro origine contadina: appezzamenti di terra, un tempo animati da greggi e pastori, oggi silenziosi e solenni sotto l’abbraccio della montagna. Un paesaggio che parla di lavoro e tradizione, trasformato in quiete senza tempo.
Un caffè al Rifugio Sebastiani è quasi un rito, poi si riparte in discesa sulla carrareccia scassata. Si lascia scorrere la bici ma con prudenza: i canali e il fondo smosso non perdonano leggerezze. In poco tempo raggiungiamo il Passo del Morretano, da cui risaliamo in freeride tra prati e rocce fino alla base del monte. Un sentiero in mezzacosta, impegnativo ma divertente, ci porta a pedalare quasi sempre in sella fino alla croce di vetta, dove lo sforzo si trasforma in panorama.
Dalla croce di vetta, a 2.098 metri di quota, il colpo d’occhio è straordinario: il panorama spazia a 360 gradi, dalle cime più vicine fino a quelle più lontane che si perdono all’orizzonte. La giornata limpida regala profondità e contrasti netti, con i profili dei monti che si susseguono a perdita d’occhio. È il momento giusto per fermarsi, respirare e assaporare la conquista, prima di voltare la bici e pensare alla bella discesa che ci attende.
Dall’altra parte della valle il versante più severo del Monte Puzzillo, con le sue stratificazioni di roccia.
Di fronte a noi la cresta che ci attende verso il Monte La Torricella: un filo di terra e roccia che corre alto sopra la valle, spettacolare e invitante. Il sentiero la segue fedelmente, serpeggiando tra saliscendi continui, con tratti scorrevoli alternati a passaggi tecnici che richiedono attenzione.
Dalla vetta ci buttiamo giù in freeride, a briglia sciolta, sui prati d’alta quota. La pendenza invita a lasciar correre la bici, il terreno è compatto e scorrevole, e il vento in faccia amplifica la sensazione di libertà. Un inizio esaltante che ci porta dritti verso la cresta de La Torricella.
La cresta non regala nulla: dopo il freeride iniziale ci troviamo davanti un tratto duro, con fondo smosso e pendenze che costringono a scendere di sella. Si spinge la bici a mano, passo dopo passo, fino a quando il sentiero torna pedalabile. Un altro breve tratto in sella, poi di nuovo l’ultimo strappo a spinta che ci porta finalmente sulla vetta del Monte La Torricella.
Siamo di nuovo sopra i duemila (2.071 metri di quota) poco meno del Morretano, e la vista è altrettanto ampia e suggestiva. Qui però l’arredo è decisamente più selvaggio, nessuna croce, solo uno zeppo infilato in un cumulo di pietre, con una scritta a pennarello a segnare la vetta.
Da qui in poi è tutta discesa, ma senza un vero sentiero, solo prati sconfinati tempestati di roccia fissa, che obbliga a scegliere la linea al volo. Si scende in freeride puro, improvvisando passaggi e lasciando correre la bici. Nei tratti più ripidi non si frena: si molla tutto e ci si affida all’istinto. L’adrenalina sale mentre il prato d’alta quota si trasforma in un vero parco giochi naturale, selvaggio e spettacolare, che ci accompagna verso valle.
Giunti a valle, dopo qualche peripezia nel primo tratto di bosco, sporco di rami caduti e con il terreno smosso dai cinghiali, imbocchiamo finalmente il trail Vaccamorta. Il seniero che scorre fino a ricondurci al punto di partenza, tra curve naturali e tratti più veloci che sembrano non finire mai. È il degno epilogo di un’uscita varia e intensa, che ci ha portato dalle creste panoramiche fino ai boschi ombrosi, passando per freeride adrenalinici e sentieri tecnici.
Un percorso completo, che lascia addosso la fatica ma soprattutto la soddisfazione di aver vissuto la montagna in tutte le sue forme.
VIDEO-SINTESI
ALBUM FOTOGRAFICO


