sabato, Giugno 22, 2024
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Cicloturistica degli Acquedotti, la fortuna premia gli audaci

Pioggia a dirotto fino alle 10:00 e previsioni meteo che non lasciano ben sperare, ma un gruppo di valenti bikers non si è fatto intimorire. Sfidando i nuvoloni neri all’orizzonte ha inforcato la bici avventurandosi sui sentieri resi viscidi dal fango. 

La cicloturistica degli acquedotti nasce all’insegna dell’acqua, non quella che sgorga dalle sorgenti, che gli antichi ingegneri incanalavano verso la Città Eterna realizzando ardite strutture, che i mugnai impiegavano come forza motrice per azionare le mole, ma quella che scroscia cadendo dal cielo in burrasca.

Già alla prima data fissata non se n’è fatto più nulla. Il giorno prima della data fissata per l’evento, viste le previsioni meteo, con un comunicato ufficiale sulla pagina Facebook dell’evento la prima edizione della Cicloturistica degli Acquedotti veniva rinviata da domenica 15 maggio al 2 giugno, confidando nel potere salvifico della Repubblica italiana, ma a quanto pare non è bastato.

A conclusione di una primavera un po’ bizzarra, il 2 giugno è stato scelto per onorare il dio dei temporali, l’unico giorno di pioggia in una settimana di sole pieno. Ma non si può rinviare ancora, bisogna crederci, contro ogni auspicio di sventura.

La pioggia arriva puntuale nella nottata, divenendo più intensa in mattinata. Molta gente è rimasta al calduccio sotto le lenzuola, ma tanti altri sono li, con il k-way in dosso e la bici scalpitante si riparano sotto i gazebo degli sponsor e nei locali dell’Associazione.

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Alle 10 in punto, visto qualche scampolo di sereno, tra i costumi da cavaliere antico già pronti per la festa medievale del prossimo luglio, il Presidente lancia il comunicato ufficiale: 

“la Prima Cicloturistica degli Acquedotti s’ha da fare !”

Neanche un cenno di perplessità tra i presenti, “siamo già tutti bagnati, peggio di così non può andare !”

Allora si parte !

Ma il fato tramava ancora qualcosa, oltre alla pioggia ed ai sentieri resi insidiosi dal fango, bisognava superare un’altra prova, un raduno di centinaia di fuoristrada partiti nottetempo da Roma con destinazione Pescara intasavano il percorso della cicloturistica ostacolando il passaggio e ammorbando l’aria con le esalazioni venefiche dello scappamento.

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La fortuna premia gli audaci…

La determinazione ad affrontare anche questa sciagura ha rafforzato lo spirito del gruppo, innescando una strana magia… L’immagine di quei veicoli da 200 cavalli e dei loro passeggeri comodamente seduti in poltrona come fossero nel salotto di casa, ha fatto capire a molti il valore di una passeggiata in bici. La natura, il paesaggio, non li guardi dal finestrino, sei completamente immerso, nei fai parte, si sente il fruscio del vento, il canto degli uccelli, le ruote che passano sul bagnato, il profumo del bosco, l’odore acre delle pecore, ci sei dentro.

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In un attimo l’espressione di sgomento e stupore sul volto degli intrepidi ciclisti si è trasformata in generosi sorrisi, la giusta ricompensa per l’itinerario sapientemente architettato dall’Associazione Culturale Amici di San Vittorino, un percorso in cui non mancava niente… 

Un suggestivo passaggio sotto le arcate millenarie di un acquedotto Romano, un tratto da vertigine su un ponte della stessa epoca, percorrendo antichi tracciati completamente immersi in una natura rigogliosa, che di tanto in tanto lasciano intravedere tratti di basolato ancora perfettamente integri. 

Al termine del primo circuito alcuni hanno optato per il giro breve, molti altri hanno voluto cimentarsi con l’itinerario integrale, inerpicandosi sulle colline verso Tivoli, per vivere appieno l’esperienza di esplorazione di un territorio ancora poco conosciuto, e le sorprese non sono mancate. Guadagnato con fatica l’imbocco per la via di Pomata, percorriamo un lungo tratto molto panoramico, osservando dall’alto la valle, con i suoi uliveti, il fosso Saviano ed al Centro San Vittorino.

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Da qui, percorrendo un trail in discesa abbastanza dissestato, poi un cunicolo scavato nel tufo, giungiamo nella forra di Ponte Terra, un ambiente naturale assai singolare, una gola di oltre 50 metri in cui sgorga ancora l’acqua sorgiva captata da antichissimi cunicoli sotterranei oggetto di recenti studi, con la presenza di rarissime varietà di felce (Pteride di Creta) ed altre piante amanti del fresco.

Tornare alla civiltà non è stato facile, affrontare una lunga salita a spinta con il fondo reso viscido dal fango al termine di un giro così non è proprio il massimo, ma ne è valsa la pena. Al rientro cuoche premurose con appetitose pietanze tenute in caldo per gli intrepidi eroi a due ruote, dolce e caffé compreso. 

La traccia del giro

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La cosa più bella, una giornata nata male alla fine ti sorprende, natura strepitosa, tante risate e buona cucina, è la magia di San Vittorino.

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