venerdì, Giugno 14, 2024

Tracce di strutture arcaiche testimoniano più antiche origini, ma è certo che il sito acquisì una valenza strategica nella fase dell’incastellamento medievale, quando i potentati locali si organizzarono autonomamente per garantire la difesa dei possedimenti, realizzando castelli e fortificazioni nei centri meglio difendibili, spesso riutilizzando ed ampliando strutture preesistenti.

Nel XIII secolo il borgo originario venne trasformato in un complesso fortificato, con possenti mura, torri di avvistamento e difesa ed una imponente rocca nella parte sommitale. La posizione dominante garantiva il tempestivo avvistamento degli assalitori ed un’ottima difendibilità del sito, offrendo riparo alle popolazioni rurali dei dintorni e, soprattutto, custodendo il frutto del duro lavoro dei campi.

Sebbene la scarsità delle riserve d’acqua, affidate a cisterne situate sotto le abitazioni, non garantisse molta autonomia in caso di assedio, la presenza di un efficiente sistema di fortificazioni si dimostrò sufficiente a fronteggiare frequenti e fugaci scorribande.

Il borgo fortificato, tuttavia, ebbe vita breve. Con il mutare della situazione geo-politica perse la sua valenza strategica e alla fine del cinquecento, per volere della famiglia Orsini, venne fondato un nuovo centro abitato ai piedi del monte, in prossimità della pieve di S. Martino, ma già in un documento del 1422 il castello di Montefalco veniva incluso tra le terre disabitate.

Il nuovo centro prese il nome di Monteflavio, in onore del Cardinale Flavio Orsini, e grazie all’assegnazione di terre e sgravi fiscali ebbe un rapido sviluppo, con il massiccio afflusso di coloni dalla vicina Marcitelli.

L’antica importanza di questo centro, oltre che dall’imponenza dei frammenti di fortificazioni sopravvissute alla prova del tempo e della vegetazione, si intuisce dalla raffinata tecnica costruttiva con cui sono state realizzate le strade che collegavano Montefalco alla nota carrareccia tra Stazzano e Monteflavio. Sebbene ormai deteriorate da oltre sei secoli di abbandono, sono ben visibili le tracce di quello che poteva essere un basolato in lastre di pietra calcarea, e le opere di contenimento realizzate con muretti a secco, per ricavare sul fianco del colle una sezione stradale di dimensioni sufficienti al passaggio di un carro, assolvono ancora egregiamente la loro funzione.

Immagini dei luoghi

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