domenica, Febbraio 25, 2024

Straordinario esempio di borgo rurale fortificato, antica stazione di sosta e cambio cavalli su una importante direttrice di accesso alla valle del Tevere dai monti Lucretili, crocevia tra la Maremmana Inferiore e la strada della Neve, che dal monte Pellecchia, passando da Monteflavio (in epoca antica Montefalco), connettendosi alla via Salaria conduceva a Roma.

Secondo gli studi dell’archeologo Thomas Ashby (1906) la viabilità antica della zona comprendeva un asse viario con funzioni di raccordo, che intersecando la via Palombarese all’altezza del bivio di Ponte delle Tavole (km. 31), procedeva verso nord, toccando le località di Monte Venere e Stazzano Vecchio, per giungere sulla Maremmana Inferiore all’altezza dell’attuale Stazzano.

Ricostruzione storica degli assi viari

Ricostruzione storica degli assi  viari

Stazzano da stazione, in quanto porta di accesso ai monti, ma sulle sue origini vi sono opinioni discordanti. Secondo alcune fonti (Giambartolomeo Piazza, Della Gerarchia Cardinalizia, 1703) il nome deriverebbe dall’essere stato costruito sul sedime di una villa romana appartenuta alla famiglia patrizia degli Stazi, e la presenza in zona di numerose ville trova conferma sia in letteratura, sia nei numerosi reperti affioranti nelle campagne circostanti.

Il borgo fu abbandonato a seguito di un violento terremoto abbattutosi sull’abitato il 24 aprile del 1901. La scossa, di intensità stimata nell’8° grado della scala Mercalli, provocò ingenti danni agli edifici, ma non fece vittime tra i 113 residenti, tutti impegnati nel lavoro dei campi. La decisione di abbandonare il borgo antico per ricostruirlo in un nuovo sito, meglio collegato al Capoluogo e dotato di abitazioni più moderne e confortevoli, costituì l’atto finale di un lento declino. 

All’inizio dell’XIX secolo infatti, il borgo contava circa 200 abitanti (Sperandio 1986) ma pochi anno dopo, in occasione della visita pastorale del Cardinale Carlo Odescalchi (1833), risultavano solo 111 residenti (Marchetti 1988). Nella fase di massima espansione però il castrum raggiunse dimensioni ragguardevoli. L’Elenco del sale e focatico del distretto di Roma, infatti, tra il XIV ed il XV secolo permette di stimare una popolazione di oltre 600 abitanti, una dimensione rilevante per l’epoca, se si considera che Monterotondo contava 870 abitanti e Palombara circa 950. 

Tracce della Stazzano prediale si trovano nel Liber Pontificalis, riferendo di donazioni concesse da Papa Silvestro (314-335) alla basilica di San Martino da lui stesso fondata, mentre la prima fonte che lo identifica come castrum è la Chartula Restitutionis (1111), includendo Statianu tra i beni ceduti da Ottaviano da Palombara ad Anastasio, abate del monastero di San Giovanni in Argentella.

Le vicende che seguirono si intrecciano con quelle della vicina Palombara. Divenuto feudo dei Savelli, nel 1436 venne saccheggiato e dato alle fiamme su mandato del Papa Eugenio IV, per affermare la supremazia dello Stato Pontificio sulle signorie locali. Fu successivamente acquisito da Andrea Palombara, signore di Moricone, ma dopo il passaggio ai suoi eredi, nel 1446, torna di nuovo ai Savelli.

Nella sanguinosa contesa tra potere centrale e signorie locali, nel 1501 Papa Alessandro VI Borgia sequestra i possedimenti ai Savelli, tra cui Stazzano, per donarli agli Orsini. I Savelli ne ritornarono in possesso alla sua morte, ma ormai in dissesto finanziario, nel 1637 cedono il castrum a Marcantonio Borghese.

L’affermazione del potere napoleonico, spazzando via il sistema feudale, avviò il borgo ad un lento declino, mentre il fondo agricolo rimase sempre produttivo, risultando nel 1821 concesso in affitto ai fratelli Belli.

La forma urbis

stazzano vecchia pianta

Il borgo si presenta nella tipica forma a fuso, con asse principale disposto in direzione est-ovest ed una pars dominica nettamente separata dalla pars massaricia. Il castello è situato nel settore orientale, costituito da una poderosa cinta muraria, rafforzata negli angoli da tre torri circolari, a delimitare una corte interna nella quale si erge una torre quadrata di circa 25 metri d’altezza.

Affiancato, sul lato occidentale del castello, sorge il borgo in cui vivevano le famiglie contadine. Lo stretto passaggio tra la torre meridionale del castello e le mura della chiesa parrocchiale, dedicata all’Immacolata Concezione, introduce alla piazzetta del paese che, posizionata al centro dell’insediamento, costituisce l’elemento distributivo. Sul lato orientale le alte mura del castello, con l’ampio portale d’accesso alla corte padronale; sul lato settentrionale, un edificio, probabilmente con funzioni pubbliche, filtra la vasta area destinata ad orto ed alle attività agricole; sul lato occidentale, invece, si innesta un asse viario che conduce ad una doppia schiera di abitazioni.     

A poca distanza dall’abitato, le rovine della chiesa di San Giovanni Evangelista, un imponente edificio con presbiterio triabsidato e convento annesso, risalente al 1322, ma in stato d’abbandono dal 1700. Fu destinato prima al ricovero del bestiame, poi nel 1880, dopo lo spoglio di materiale da impiegare in nuove costruzioni, fu adibito a cimitero.

Per fortuna si salvò dalla demolizione il lato del presbiterio, affrescato con raffigurazioni del culto di S.Caterina d’Alessandria, e dopo anni di esposizione alla pioggia ed alle intemperie, nel 1964 fu strappato e collocato nella chiesa parrocchiale della nuova Stazzano, insieme ad altri elementi architettonici di stile romanico, tra cui uno dei due leoni stilofori che dovevano ornare il portale di ingresso.

Un posto ricco di storia, in un contesto paesaggistico veramente suggestivo.

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