venerdì, Marzo 1, 2024

Itinerario cicloalpinistico fuori dagli schemi in quanto percorre entrambe le creste del Monte Terminillo in un unico giro con ciclabilità in salita pari a zero ma che per panorami e bellezza dei luoghi attraversati fa assaporare il gusto vero della montagna tanto che più che in Appennino sembra di stare sulle Alpi, ne è riprova l’appellativo dato a questo posto come Dolomiti del Lazio. Giro da affrontare solamente se si ha una buona esperienza in montagna in quanto  le  salite presentano diversi passaggi molto impegnativi considerando la bici al seguito ma la creste, e in modo particolare quella Sassetelli regaleranno emozioni uniche con quella stupenda sensazione di libertà e quasi di volare che si prova cavalcandola con la MTB. 

La traccia del percorso

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Dalla Sella di Leonessa con l’accecante bianco del Terminillo che si staglia sopra le nostre teste

nemmeno il tempo di salire in sella

che dopo pochi metri dobbiamo subito scendere e spingere per un traverso che ci ricollegherà al sentiero 401 che sale dal Rifugio Sebastiani alla vetta del Monte Terminillo. Il sentiero infatti sale subito ripido e ci fa guadagnare in pochissimo tempo parecchia quota tanto che il Rifugio Sebastiani, parecchi metri di dislivello sotto di noi, ce ne da la prova mentre il pachidermico Monte Elefante ci guarda con compassione

E’ si perchè siamo solo all’inizio di quella che sarà una via di salita veramente impegnativa e che salendo constatiamo che sta dando del filo da torcere anche ai numerosi escursionisti che salgono a piedi figuriamoci noi con la bici sulle spalle. Ma poi, arrivati ad una piccola selletta, capiamo subito la ragione di tanta fatica

è solo un palliativo perchè ora il sentiero si impenna e diventa molto difficile tanto da costringerci a dover mettere le mani sulla roccia per poter salire

e devo dire che sentieri così alpinistici non si trovano così frequentemente dalle nostre parti

c’è anche un bel passaggino di prima

passato il quale però comincia lo spettacolo con la cresta del Terminilletto che ci da sfoggio di tutta la sua bellezza

l’ambiente si fa prettamente alpino

e proprio in prossimità della vetta veniamo attirati da questa mini crestina alla quale non possiamo rinunciare

e dopo due ore di spingismo eccoci finalmente in vetta, anche il Terminillo è stato conquistato

anche se in realtà poco più a nord c’è quella che agli inizi del secolo è stata rilevata come la cima vera (2217 mt) e noi, visto la crestina molto invitante, ne approfittiamo per onorare la cima più alta di questa catena montuosa

allacciati i caschi e aperti i flap inizia la prima lunga planata sulla stupenda cresta fino al Terminilletto tra la Valle del Sole e la Valle degli Angeli, beh noi non saremo angeli ma le ali sembra che ce le abbiamo anche noi tanto è la sensazione di volare

questo primo tratto è molto ostico causa pendenza elevata su fondo smosso e breccioso e con tornanti molto chiusi tanto che è molto difficile scendere senza mettere il piede a terra

ma la cresta è strepitosa, una sottile linea retta che taglia come una lama nel burro il verde accecante dei prati

per poi continuare con le montagne russe

dagli Angeli alla Valle dell’Inferno il passo è breve ma noi siamo sempre in paradiso, le ali ancora fanno il loro lavoro e noi continuiamo a planare sopra questa meraviglia

fino ad arrivare al termine della cresta al Rifugio Rinaldi nei pressi del Terminilletto

dal quale possiamo ammirare questo grandioso panorama, la Valle dell’Inferno, i Valloni, il tutto in un verde eccezionale

Dopo la meritata sosta bisogna rifare il percorso a ritroso, la cresta è bella in entrambi i versi

anche perchè quello fatto in salita ora lo affrontiamo in discesa con bei passaggi roccheggianti

ma anche un bel muro finale in salita per riguadagnare l’imbocco della cresta Sassetelli

riguadagnato faticosamente il crinale dopo una mezz’ora di duro spingismo, giusto il tempo di girarsi e osservare tutta la cresta appena percorsa

ed eccoci all’imbocco del sentiero 403, ovvero la cresta regina, Sassetelli, meno ostica e più dolce rispetto alla precedente, questa è davvero la massima espressione di O.M.C. (Only Mountain Crest) ed è la ragione principale di tutta la nostra fatica e sofferenza ovvero quel senso di libertà e leggerezza che si prova planandoci sopra con le nostre MTB

una lunghissima cavalcata in uno stupendo single track che scorre ininterrottamente sul filo di cresta

interrotto solo dalla Vetta Sassetelli dove ci sono due passaggi molto ostici da fare in portage

ma poi fino alla Sella Sassetelli sarà solo ed esclusivamente O.M.C.

ma lo spettacolo non è ancora terminato in quanto girati a dx per il sentiero 403 ci aspettano ancora le Scangive, ovvero la parte che precipita rocciosa dalla parete nord che raggiungiamo dopo aver percorso un tratto molto tecnico

le fatiche però non sono ancora terminate in quanto c’è da risalire alla Sella di Leonessa per dei tratti molto ripidi e in alcuni punti franati che ci costringono a camminare sopra degli sfasciumi di roccia, il tratto non è lungo ma siamo a fine giro e le fatiche cominciano a farsi sentire

è fatta l’anello è chiuso, il dislivello non è stato eccessivo solo 700 mt + ma il giro non va sottovalutato in quanto si svolge tutto su sentieri molto impegnativi e rigorosamente spingendo la bike ma alla fine saprà ripagarvi con panorami e ambienti superbi, se siete amanti del genere le Dolomiti del Lazio vi aspettano.

Gallery completa

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