giovedì, Febbraio 29, 2024

Avete presente le missioni un po’ assurde, del tipo… andiamo a prendere un caffé a Napoli?

Perché il caffé a Napoli lo sanno fare, sarà l’acqua, la miscela particolare, ma il caffé di Napoli è ineguagliabile.

Beh, questa è una trasposizione ciclistica… pedalare quasi 70 Km per venti minuti di discesa, non ha tanto senso, se non fosse che tutto l’itinerario proposto per raggiungere il Tibur Trail Center ha il suo perché.

Il percorso è studiato per ridurre davvero al minimo i tratti su asfalto, dando la preferenza a strade bianche e sentieri. Tra salite mai troppo ripide e lunghe discese defatiganti, l’itinerario ci accompagna all’esplorazione del territorio, costeggiando campi coltivati e bei tratti di natura lussureggiante. 

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Giunti in località La Botte, si staglia all’orizzonte la città di Tivoli, con accanto il colle Ripoli, la destinazione di giornata. Da qui in poi non esiste alternativa all’asfalto, bisogna farsi coraggio ed affrontare circa 400 metri di dislivello pedalando su una strada all’inizio un po’ trafficata, poi, superata Tivoli, la pressione delle auto si riduce, e ci si può finalmente “godere” l’ultimo tratto di salita in santa pace.

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Al termine della salita ci troviamo di fronte ad un grosso cancello, quasi sempre chiuso, ma c’è un passaggio laterale che consente di aggirare l’ostacolo, non temete, è consuetudine consolidata.

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Dal piazzale di vetta la vista é a tuttotondo.

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Sul lato Nord-Ovest, l’hinterland romano e tutta la piana del Tevere, in rilievo Montecelio, disteso su due colli, subito dietro si erge Sant’Angelo Romano, ed ancora oltre, il monte Soratte fa da unghia all’orizzonte.

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Sul lato Sud-Est i monti Prenestini e sullo sfondo il gruppo dei monti Lucetili.

Resta sempre una location molto suggestiva, però non v’è traccia dei segnali che indicavano l’inizio dei trail, nulla, nonostante le rassicurazioni di Giorgio, lo storico trailbuilder locale con cui ho messaggiato la sera prima, per un attimo ho temuto che i sentieri fossero stati tutti abbandonati.

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Non avendo indicazioni precise, ho iniziato il trail dal consueto cancelletto, e trovandolo un po’ chiuso, la preoccupazione che tutto fosse andato in malora sembrava trovare conferma. Dopo qualche decina di metri, invece, ho intercettato l’altro ingresso, proveniente dal lato est del piazzale, visibilmente più in uso.

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Da qui in poi c’è tutto… ed anche se mancano i cartelli con il nome dei sentieri e le indicazioni di svolta, riaffiora prepotente la memoria, e mi godo la discesa sulla Marshall line con grandissimo gusto. 

Nel primo tratto il sentiero è scoperto, con un panorama sui monti Lucretili davvero stupendo, poi si entra nel bosco, ed inizia la giostra.

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Procedo serpeggiando tra gli alberi, con un susseguirsi incalzante di curve strette, ripidi e passaggi su roccia. L’adrenalina sale, e non è facile fermarsi per scattare delle foto, ma un paio di soste sono doverose, per immortalere una fantastica luce radente, che rende l’ambientazione quasi fiabesca. 

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È tutto in ordine, mi pare, nonostante l’assenza delle indicazioni i sentieri sono ben tenuti e praticabili, andrebbe solo lievemente risagomato qualche ripido, reso un po’ troppo estremo dall’azione incessante della pioggia.

Giorgio mi raccontava di grandi progetti per questo posto… di certo, rispetto ai fasti di qualche anno fa, il tono sembra un po’ più dimesso, ma resta sempre una bella realtà, e sarebbe un vero peccato se venisse abbandonata. 

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Metafora della vita… il divertimento finisce di fronte al cimitero… tolte le protezioni e caricata d’acqua fresca la borraccia alla fontanella, mi preparo per il rientro.

Fuori dalla città consolidata, è davvero divertente percorrere i sentieri realizzati dagli abitanti per compiere in maniera rapida ed efficiente gli spostamenti quotidiani. Spesso si tratta di un vero reticolo che si sviluppa negli interstizi tra i palazzi, per collegare i luoghi della residenza ai nodi nevralgici principali (il municipio, la zona commerciale, la piazza, il parco), luoghi già raggiunti dalla viabilità ordinaria, ma che spesso non è adatta a pedoni o ciclisti.

È così che si rientra, inanellando sentieri spontanei a strade bianche e carrarecce, per limitare al massimo i passaggi su asfalto.    

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E, giunti ormai quasi a casa, guardate un po’ che bello scorcio… viviamo proprio in un bel posto, sembra una regione della Terra di Mezzo.

Album fotografico

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