lunedì, Luglio 22, 2024

L’isola del Giglio è sempre stata una tappa fissa a causa del nostro amore per i sentieri molto impegnativi e trialistici che qui abbondano, anzi sono la maggioranza. Ma viste le temperature ancora estive, benchè siamo a fine settembre,  ne approfittiamo anche per coniugare oltre alla bella uscita in bici anche un bel bagno su uno dei mari più belli del centro Italia.

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La traccia del giro

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Oggi ripercorriamo per la prima parte un giro già fatto nel 2021 salendo dapprima a Giglio Castello e poi a Poggio della Chiusa, uno dei punti più panoramici dell’intera isola, da dove si gode di una vista stupenda su Giannutri e tutta la costa toscana.

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Oltre il panorama questa parte è caratterizzata da tutta una serie di grandi roccioni granitici con grip eccezionale dove ci si può sbizzarrire a inventarsi i passaggi più bizzarri in base alle proprie capacità e inventiva, il che lo fa diventare per noi un vero e proprio parco giochi.

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Si potrebbe passare qua una giornata intera a provare e riprovare i passaggi ma il tempo passa in fretta e siamo solo all’inizio, quindi è tempo di scendere alla località le Porte per continuare il giro tramite il sentiero 333.

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il sentiero arriva al sito megalitico Cote Ciombella.  È un complesso di rocce arcaiche e molto lavorate dal tempo che è stato ripulito e reso visibile costituito da grandi rocce allineate in centro e che lasciano al centro uno spazio ben definito.

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Alla vista di tutto questo ben di Dio non resistiamo alla tentazione di metterci sopra le nostre ruote grasse ed ecco che ne scaturiscono evoluzioni funamboliche.

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Lasciato questo parco giochi preistorico riprendiamo il nostro giro con l’obiettivo di giornata, ovvero la vetta più alta dell’isola Poggio della Pagana 496 mt. La  salita, per il sentiero 326, anche se breve è molto ripida e un pò scavata ma in 15 minuti spingendo la bici, e pedalando un pò di più per chi ha l’assistenza dell’ebike, si raggiunge la vetta. La vista anche da qua è stupenda con il borgo di Giglio Castello che sembra un presepe.

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La discesa dalla vetta ha un primo pezzo veramente impegnativo, si tratta di un S5, e per scendere in sella senza mettere piede a terra Nicola dovrà tirar fuori tutta la  sua abilità.

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Il tratto molto difficile è brevissimo e in teoria bisogna riscendere sempre per il sentiero fatto all’andata in salita, ma noi abbiamo la malaugurata idea di continuare sul crinale dove sulla carta, ma oramai solo li,  è segnato il sentiero 330a che si dovrebbe ricollegare al crinale di Castellucci. In realtà il sentiero non c’è più e al suo posto sono rimasti solo rovi e spini, ci vorrà da soffrire parecchio prima di ricongiungerci al sentiero classico (N.B. nella traccia postata è stata opportunamente tolta questa parte ed è stata inserita al suo posto quella corretta).

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Sbuciati sul sentiero classico (307) che sale a Castellucci e dopo aver ripulito le gambe sanguinanti dai numerosi spini infilati, possiamo riprendere il giro con la discesa dallo stesso  Castellucci (sentiero 330b) che si ricongiungiunge al sentiero che va a Capel Rosso (303) tramite una bella sessione tecnica e trialistica.   

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Discesa Capel Rosso

D’ora in poi sarà goduria allo stato puro, il 303 che va a Capel Rosso è una discesa che conosciamo bene, con la D maiuscola, bellissima, lunga e dove ci si può sbizzarrire a trovare anche dei passaggi più hard tra i numerosi roccioni sempre presenti sul trail.

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A quota 152 mt c’è il bivio per la risalita tramite il sentiero 304 ma noi continuiamo la discesa fino al  faro di Capel Rosso e al mare, anche se poi questa parte andrà rifatta in salita spingendo la bici o pedalando al 50% con ebike. Ma ne vale sicuramente la pena perchè è tutta una lunga cavalcata tra le rocce e i gradoni

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La ricompensa finale poi vale molto di più di 150 mt di salita a spinta, ovvero un tuffo in queste meravigliose e calde acque, spettacolo davvero.

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Dopo un lungo e rigenerante bagno ci rivestiamo e risaliamo come detto al bivio a quota 152 mt da dove, stavolta pedalando col 304 su sterrato prima e su asfalto poi, risaliamo fin quasi ad arrivare a Giglio Castello. Quando la strada spiana un cartello a sinistra ci indica la deviazione che dobbiamo prendere per la seconda discesa di giornata. Si tratta del sentiero 325 chiamato Finocchio che poi si ricollega al 309 che scende a Campese.

La discesa alterna tratti filanti a tratti gradonati e scende su una bellissima macchia bassa caratteristica dell’isola con bei passaggi su placche di granito

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L’ultima parte, passata la località Pitocca e dopo l’incrocio col sentiero 323 che scende all’Allume, diventa molto impegnativa con belle sezioni S3/S4 che mettono a dura prova i muscoli delle nostre gambe e braccia.

Comincia a farsi tardi e l’ultimo traghetto per riportarci a Porto Santo Stefano non aspetta certo noi, velocemente riguadagnamo quota su asfalto fino al bivio per Giglio Castello e ci fiondiamo sul sentiero 314 detto ‘Arenella’ per il degno finale su questa discesa che è quella più stile enduristico dell’isola.

Il video con i punti salienti realizzato da Toni Partipilo

Album Fotografico

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