Partiamo da Filettino a quota 819 m imboccando la salita senza fretta. L’asfalto cede presto alla ghiaia fine, l’ombra dei faggi stringe il sentiero e le gambe girano regolari: è la rampa giusta per scaldarsi. Lo sterrato sale costante, la ruota trova grip sul fondo compatto, i tornanti si avvitano tra tronchi alti e frescura.
La traccia wikiloc
Alla Moscosa il ritmo cambia: bevo, allento leggermente, ripartiamo. Il bosco dirada, la luce si fa piena e il respiro del vallone resta alle spalle.

Verso Campo Staffi, poi su fino al Cotento
La quota cresce e con lei l’orizzonte. Oltre i 1400 m la salita si fa più franca, l’aria è limpida, il fondo alterna tratti terrosi a sassi calcarei bianchi. A tratti la traccia rallenta su dossi sassosi, ma la pedalata resta continua. Il profilo della dorsale si avvicina e compaiono i pendii aperti che annunciano Campo Staffi: sotto il Monte Anticontento, gli impianti tagliano i prati alti e il terreno si distende.

Siamo intorno ai 1800 m: ci prendiamo il tempo di cambiare rapporto e di guardare indietro, verso le vallette e la linea scura dei Càntari che chiudono lo sguardo a sud.

La quota piena della montagna arriva con l’ultimo tratto: la salita al Monte Cotento richiede spinta. La bici alla mano sugli ultimi metri ripidi, poi di nuovo in sella quando la cresta si addolcisce.

La croce appare un attimo prima dei 2010 m e il giro cambia marcia. I Simbruini, “sub imbribus”, prendono il loro nome dalla pioggia: qui sopra lo capisci dal disegno delle doline e dal colore chiaro delle rocce che incassano l’acqua. Giro intorno al punto di vetta, a 2015 metri di quota, e guardiamo la direzione della cresta mentre vestiamo le protezioni.

La cresta scende, il bosco mette alla prova
Scendiamo tenendo il filo della dorsale per quasi 4 km. Il singletrack serpeggia tra zolle e lastre, un continuo bilanciamento su sassi fermi e erba bassa. La bici ringhia il giusto, le braccia e le gambe assorbono, gli occhi pescano linee tra punti luce e chiazze di pietra. È una cavalcata pulita e generosa di panorama, col Tarino che sfila di sbieco e gli altipiani di Campo Staffi che si distendono a lato.

Sulla dorsale il terreno sbianca di calcare, l’erba si abbassa sotto le ruote e l’aria spalanca lo sguardo: un nastro segnato da sassi chiari corre tra gobbe e piccoli affioramenti, guidando la bici in equilibrio tra cielo e pascolo.
La linea diventa ombra: entriamo nel bosco, cambiamo postura, ci prepariamo alla parte severa.
Il sentiero prende quota in discesa, la traccia s’incunea fra faggi e massi. La pendenza cresce e le ruote cercano appigli tra foglie e roccia. I Simbruini qui stringono: la discesa pretende decisione, calma, precisione di piedi e mani.
L’ingresso nel bosco è netto: tappeto di foglie, radici tese, pietre di ogni misura. Le traiettorie si chiudono in fretta e ogni curva chiede anticipo e peso basso, con i faggi a incorniciare l’imbocco dei passaggi.

Più sotto, l’ombra si fa fitta e il verde del muschio addolcisce la roccia solo all’apparenza: la ruota tocca lastre umide, il sentiero si stringe, la bici scivola quel tanto che basta a imporre un freno pulito e un colpo di pedale misurato.

Tra i tronchi la linea si appoggia su pietre sporgenti e pendenze decise: è un alternarsi di micro-soglie e avvallamenti dove il controllo nasce dallo sguardo lungo e dall’assetto raccolto, con la bici che incassa e riparte a ogni colpo di roccia. Ma qualcosa va storto. Durante un tentativo di sorpasso, la ruota si impunta e finisco disteso di lato addosso ad Andrea che, fedele alla sua proverbiale gentilezza, incassa l’involontario placcaggio senza scomporsi più di tanto.

Arrivano i passaggi obbligati: massi a chiudere l’uscita, canali scavati dall’acqua, curve impennate che richiedono ruota precisa e pedale alto. Qui contano ritmo e sangue freddo: si scende a blocchi, collegando gli appoggi buoni.

L’ultimo tratto nel bosco resta sassoso e disomogeneo, ma il sentiero inizia ad allargarsi. Le foglie coprono gli spigoli, la guida si fa più scorrevole; le braccia mollano un poco, la bici torna a scivolare tra gli alberi con continuità.

Rientro a Filettino
Uscito dal bosco la quota si fa bassa e la valle raccoglie la traccia. La pedalata si distende su sterrate veloci, l’ultimo filo di discesa scivola via fino al fondovalle. A ridosso di Filettino, una breve risalita invita a un’ultima sequenza di curve scorrevoli prima del rientro al punto di partenza, dove il giro si chiude con la soddisfazione piena di un all-mountain completo: salita lunga, cresta panoramica, bosco tecnico e finale in scioltezza.
Scheda tecnica
- Località di partenza/arrivo: Filettino (FR)
- Area: Monti Simbruini, Parco Naturale Regionale
- Tipologia: MTB / All Mountain
- Distanza: 30,3 km
- Dislivello positivo: circa 1.440 m
- Quota massima: 2010 m (Monte Cotento)
- Difficoltà: OC
- Terreni: sterrate forestali, pascoli e calcare in cresta, singletrack boschivi con gradoni di roccia fissa e smossa
- Punti di riferimento: Fonte della Moscosa (salita in ombra), Campo Staffi, croce di vetta del Cotento
Attenzione
- La discesa nel bosco presenta passaggi tecnici severi con gradoni, rocce mosse e solchi: richiede ottima tecnica di guida e gestione dei freni.
- Tratto finale alla vetta a spinta; valutare tempi e riserve prima dell’ultimo strappo.
- In cresta fondo sassoso e a tratti irregolare: pressione gomme e protezioni adeguate consigliate.



































