Un giro in puro stile allmountain con partenza dal Lago di Sinizzo, salita al Monte della Selva e doppia discesa con passaggio nella Valle del Campanaro fino a Poggio Picenze. A guidarci, un local d’eccellenza: Nicola Di Guglielmo. L’occasione è la reunion natalizia del gruppo BiciNatura, con le sezioni umbra, romana e abruzzese riunite per pedalare e brindare insieme.
Ritrovo al Lago di Sinizzo: ma che freddo
Il punto di partenza è il parcheggio che guarda il Lago di Sinizzo. In inverno è quasi spoglio, alberi nudi, terra gelata, il sole basso che non scalda. L’acqua è lì, immobile, chi conosce questo posto sa che ogni estate il lago si prende il suo tributo, qualcuno sottovaluta e non torna a riva, è una bellezza che non fa sconti.
Le auto arrivano alla spicciolata. Portelloni aperti, ruote da montare, pressioni da controllare. Fa parecchio freddo. Il fiato si vede nell’aria mentre si sistemano zaini e ginocchiere. Il gruppo si ricompone tra strette di mano e battute, ma gli amici di Nicola, quelli che abitano più vicino, si fanno attendere, alla fine si parte con quasi un’ora di ritardo rispetto ai programmi, si dovrà recuperare pedalando più infretta.

La salita corre su una carrareccia sassosa, mai estrema. Fondo irregolare, qualche pietra smossa, ma è tutta pedalabile e abbastanza scorrevole.
Il gruppo si sfilaccia un po’ ma si ricompone all’ingresso di Barisciano. Entriamo nel borgo in fila, tra vicoli stretti e pavé, un passaggio veloce ma suggestivo, con le case in pietra e la luce limpida dell’inverno che taglia le facciate.

Sosta al fontanile storico in piazza. Acqua fredda, pulita, diretta dalle montagne. Si riempiono le borracce, si scambiano due battute. La salita vera deve ancora cominciare.

Il Sentiero Santarelli: la salita si fa tecnica
La vera salita inizia sul Sentiero Santarelli. Qui la carrareccia lascia spazio a un tracciato decisamente più tecnico. La pendenza non è mai proibitiva, ma il fondo cambia: gradoni di roccia, pietre affioranti, linee da scegliere con attenzione.

Restare in sella richiede equilibrio e potenza. Bisogna alleggerire l’anteriore, trovare trazione dietro e mantenere ritmo. Ognuno si cimenta e prova la sua linea. Su qualche tratto si scende e si spinge, senza drammi. Fa parte del gioco.

Il divertimento però, soprattutto per chi è in e-bike, è assicurato: l’assistenza aiuta a superare i gradoni e rende la sfida più tecnica che fisica. Qui non conta solo la gamba, conta la guida.

Al termine della salita ci si ferma. È una pausa necessaria: il gruppo si ricompatta, si mangia qualcosa, si commentano i passaggi più ostici del Santarelli. Seduti sulle rocce, con il sole che finalmente scalda, l’atmosfera si scioglie.

Poi entra in scena Nicola senior, con la voglia di mettere alla prova la bici nuova. Si esibisce in qualche numero sui lastroni di roccia, linee secche, piccoli drop controllati. Non è esibizionismo, è mestiere. E il pubblico apprezza.

Verso la vetta
La pausa finisce e si riparte per conquistare la cima. Ancora un tratto di carrareccia, pedalabile, poi l’ultimo segmento cambia tono: il sentiero diventa più impervio, il fondo si fa più sconnesso. I più ostinati provano a restare in sella fino in fondo, cercando trazione dove sembra non esserci, gli altri si affidano al walk assist nei punti più critici.

Nicola in muscolare eroicamente sale in portage.

… ma tra gli ebiker c’è chi arriva in vetta pedalando, è la più grande soddisfazione della pedalata assistita.

Nessuna tabella ufficiale a celebrare la vetta del Monte della Selva (1.603 metri sul livello del mare) solo una croce di ferro e un nome scritto a mano su un sasso. Essenziale, spartano, ma forse è giusto così, non si viene qui per la targa, ma per godere della magnifica vista che si apre sui monti attorno.

Siamo in tanti, più di una ventina, bici appoggiate ovunque tra le rocce, ma è il panorama a prendersi la scena.

A nord domina il massiccio del Gran Sasso. Il Corno Grande, innevato, buca l’orizzonte con la sua sagoma netta. Accanto si distinguono il Corno Piccolo e la dorsale che scende verso Campo Imperatore, già imbiancata nelle parti più alte.

Verso sud-est si alzano i giganti della Maiella. Monte Amaro – la cima più alta del gruppo – si riconosce per il profilo ampio e massiccio. Poco distante il Monte Focalone, più frastagliato, e il Monte Acquaviva. È una linea potente, compatta, che chiude l’orizzonte con un senso di distanza e di isolamento tipicamente abruzzese. In basso la pianura immersa nella nebbia. Sembra ovatta stesa tra le colline, nel sole pieno, con il cielo terso e l’aria tagliente.

Giù dalla Selva: roccia e linee senza compromessi
Qualche minuto ancora per riprendere fiato, masticare qualcosa, scattare le ultime foto, poi si passa alle cose serie: ginocchiere, gomitiere, casco ben allacciato. La discesa è la parte a più alto godimento, e lo sappiamo tutti.
Scendiamo dallo stesso versante da cui siamo saliti, primo tratto è tecnico, roccioso, con passaggi stretti e linee da leggere al volo. Toni non si fa pregare, non aspettava altro. Si butta giù tra le rocce, preciso, con naturalezza lascia scorrere la bici, è il suo terreno.

Alla base del monte la traccia si trasforma in un trail più tranquillo che serpeggia tra prati, un susseguirsi di curve morbide, poi la discesa si addentra nei boschi e il terreno cambia, più ombreggiato, con radici e qualche gomito più stretto, è un tratto divertente e ritmato, fino ad intercettare nuovamente la strada provinciale per Castel del Monte.
Oltre la provinciale la musica cambia di nuovo. La carrareccia che scende verso la chiesa di Santa Maria di Colle Rotondo è parecchio ostile: fondo molto sassoso, ciottoli mobili e una pendenza decisa che mette alla prova controllo e sangue freddo. Gli innumerevoli gradoni orizzontali in pietra realizzati per contrastare l’erosione dell’acqua piovana per chi scende in bici diventano ostacoli secchi, da affrontare scegliendo in maniera millimetrica la linea, a patto di riuscire a controllare la direzione nel ghiaione smosso.

È un tratto tecnico, nervoso, e, naturalmente, Nicola Senior non si lascia sfuggire l’occasione per concedersi qualche manovra una tacca sopra il fattibile.
La Valle Del Campanaro
Dopo un nuovo passaggio da Barisciano, attacchiamo la seconda lunga salita, direzione Croce di Poggio. Il sentiero sembra non finire mai: pendenza costante, fondo irregolare e qualche gomito stretto difficile da chiudere senza scendere di sella, soprattutto con le gambe ormai provate. Si sale con pazienza, ognuno al proprio ritmo.
In cima la vista è ampia e pulita. La valle del Campanaro si apre sotto di noi, la conca aquilana si distende in lontananza e le sagome di Monte Cagno e Monte Ocre disegnano l’orizzonte. È uno di quei panorami che danno un senso alla fatica.

Poi si scende guidati da Nicola. In salita, con la muscolare, non è il più rapido, ma in discesa cambia passo: con la sua famigerata Yeti parte come una scheggia insieme ai suoi amici. Ju Drago, in piena adrenalina, urla senza freni e spinge il ritmo. Stare agganciati non è cosa semplice ma, molto generosamente, ad ogni svolta il gruppo di testa si ferma ad aspettare gli altri.
Il trail è una scoperta, un sentiero che non avevo mai percorso nonostante le tante uscite in zona, scorre veloce e tecnico al punto giusto, da mettere nell’abaco dei percorsi più carini da fare da queste parti.
Arrivati a Poggio Picenze si chiude l’anello tornando verso Sinizzo, il più possibile passando su sterrati. Arriviamo con il sole che cala, carichiamo infretta la bici, poi si va a brindare insieme, sezione umbra, romana e abruzzese di BiciNatura riunite, per un buon Natale e un felice anno nuovo.
Una giornata così non è solo un giro in bici. È montagna, amicizia e quella sensazione netta di aver fatto qualcosa che valeva la pena.






















































