A Cortino ci aspetta un giro enduro vero, 27 chilometri e circa 1.330 metri di dislivello nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le piogge dei giorni precedenti hanno lasciato fango, radici e rocce viscide, rendendo più delicati anche i passaggi normalmente scorrevoli. La prima lunga salita resta interamente pedalabile fino a sfiorare i 1.500 metri; poi il carattere cambia, alternando discese veloci nel bosco, risalite severe e tratti nei quali bisogna spingere. È un itinerario di difficoltà OC, fisico e tecnico, che richiede esperienza, controllo della bici e attenzione costante.
Traccia Wikiloc
Ritrovo a Cortino
Il ritrovo è nella piazza centrale di Cortino, Piazza del Vaticano, davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta. Per essere una prima edizione la risposta è notevole: i biker arrivano poco alla volta, sistemano le bici lungo il selciato e alla fine siamo circa cinquanta. L’organizzazione è affidata a Dario, storico fondatore del gruppo ciclistico Enjoyus, e la sua esperienza si vede. Sotto il gazebo si raccolgono le iscrizioni, mentre accanto dolci e bevande calde rendono più piacevole l’attesa.

Non c’è fretta di partire: è piovuto per giorni e ogni minuto in più può aiutare i sentieri ad asciugarsi, soprattutto dove il fango copre le pietre. Cortino si trova attorno ai mille metri, ai piedi del versante sud-orientale del Monte Bilanciere, in un territorio segnato da boschi di grande valore naturalistico. Prima del via interviene il sindaco Marco Tiberii, ringrazia tutti per la partecipazione e parla di panorami, natura selvaggia e luoghi bellissimi, ma invita anche alla prudenza: il terreno è insidioso e il percorso difficile. Intorno alle 9:30 l’attesa finisce e il gruppo si mette in movimento.

La prima salita
Appena fuori dal paese lasciamo l’asfalto. Una breve carrareccia introduce subito un sentiero diretto verso un torrente, dove arriva il primo confronto con le condizioni del terreno: fango viscido, pietre bagnate e poco spazio per scegliere la linea. La calca iniziale non aiuta, perché tutti hanno voglia di passare e nessuno sembra disposto a perdere una posizione.

Bastano però le prime rampe serie per allungare il gruppo e riportare un po’ d’ordine. Quando ritroviamo la carrareccia tiriamo un sospiro di sollievo: la pendenza cresce, ma il fondo più compatto permette di dosare meglio lo sforzo e conservare trazione.

La salita procede a lungo, interamente pedalabile, guadagnando oltre quattrocento metri fino a sfiorare quota 1.500.

A sinistra il bosco si apre e lo sguardo corre lontano verso il massiccio del Gran Sasso; il Corno Grande emerge all’orizzonte, alto e severo, con la sommità avvolta dalle nubi. È uno di quei momenti in cui la fatica non scompare, ma trova finalmente una misura nel paesaggio.
Nel bosco di Fosso Malvese
Raggiunto il punto più alto entriamo nel bosco e la discesa verso Fosso Malvese comincia senza preamboli. Il fondo argilloso, saturo per le piogge dei giorni precedenti, rende difficile tenere la traiettoria: le gomme scivolano lateralmente e per qualche curva sembra che sia il sentiero a decidere dove portare la bici.

Dopo i primi tentativi troviamo il ritmo, lasciando scorrere il mezzo e controllando la derapata invece di contrastarla. Ognuno interpreta i tratti più ripidi come può; qualcuno mette il piede a terra, ma spesso camminare sul fango è persino meno stabile che restare in sella. Quando la pendenza si distende, la discesa rivela il suo carattere migliore: veloce, fluida, immersa tra alberi e foglie autunnali, con curve da raccordare senza spezzare il movimento.

Nel finale arrivano anche alcuni passaggi tecnici sulla roccia, sufficienti a richiamare attenzione prima di uscire dal bosco.

Padula e la Cavata
La discesa ci deposita direttamente a Padula, frazione di Cortino adagiata a poco meno di mille metri di quota. Qui troviamo il primo ristoro: frutta e prodotti locali arrivano nel momento giusto, spengono la fame e trasformano la sosta in una piccola coccola dopo il fango di Fosso Malvese.

Le bici restano appoggiate mentre il gruppo recupera e si ricompatta, poi arriva il momento di scegliere. Chi preferisce il giro breve si dirige verso il Bilanciere; chi affronta il percorso lungo riparte invece in salita per intercettare il tratto finale della Cavata e concedersi una discesa in più con la guida esperta di Renzo Miracoli. I passaggi sono più tecnici di quelli appena affrontati, ma il sentiero rimane abbastanza scorrevole e consente di ritrovare velocità tra un ostacolo e l’altro. Chiusa la Cavata, si torna nuovamente a Padula: la variante aggiunge soddisfazione, ma anche fatica nelle gambe prima della salita più dura della giornata.
Verso il Monte Bilanciere
Di nuovo a Padula, anche chi ha scelto il giro lungo si avvia verso il Bilanciere. La salita non è interminabile, ma concentra la sua durezza in rampe molto ripide e tornanti impastati di fango. Si pedala finché la gomma posteriore riesce a mordere il terreno, poi si scende e cominciano lunghe sessioni di spinta. Neppure la modalità walk delle e-bike è sempre risolutiva: la ruota gira a vuoto, schizza fango e obbliga a cercare appoggi migliori tra erba e pietre.

Alcuni tratti tornano pedalabili con la massima assistenza, ma basta urtare un sasso nascosto o perdere per un istante l’equilibrio per dover mettere nuovamente piede a terra. La quota sale a strappi, lasciando intravedere più in basso i tetti del borgo tra i versanti coperti di bosco.

Alla fine raggiungiamo la zona del rifugio del Bilanciere quasi con incredulità. Il sollievo dura poco: davanti a noi c’è la discesa più impegnativa, e il terreno non promette alcuno sconto.
La Hard Rock del Bilanciere
La seconda discesa, o la terza per chi ha percorso anche la Cavata, parte dal rifugio del Bilanciere ed è un concentrato di roccia fissa e smossa. Il fondo cambia continuamente: lastre solide, pietre mobili, fango, gradoni pronunciati e tratti molto ripidi obbligano a una guida precisa, con lo sguardo già oltre l’ostacolo e le dita pronte sui freni. Con Vincenzo ad aprire la linea mi diverto da matti.

Qui non basta lasciar correre la bici; bisogna scegliere la linea, alleggerire le ruote al momento giusto e mantenere margine nelle curve strette. L’arenaria è uno dei tratti distintivi dei Monti della Laga e affiora in grossi blocchi, gradinate naturali e superfici inclinate, creando un terreno profondamente diverso dal calcare dominante in molte altre montagne appenniniche.

Tra un passaggio e l’altro si aprono vedute ampie sui versanti, ma l’attenzione torna subito davanti alla ruota. La discesa è lunga, fisica e adrenalinica, con un attraversamento sul fondo bagnato e una sequenza di passaggi rocciosi che richiede esperienza fino agli ultimi metri.
Rientro a Cortino e timballo teramano
La lunga discesa termina nel torrente sotto Cortino, nel punto più basso dell’intero anello, attorno agli 866 metri.

Il paese è sopra di noi e l’ultima parte non concede una passerella finale: si torna a salire e, con le energie ormai consumate, spingiamo la bici fino alle case. Dopo 27 chilometri il cerchio si chiude, è l’ultimo sforzo di una giornata che ha messo insieme circa 1.330 metri di dislivello, fango, boschi veloci e roccia tecnica.

In piazza ci si cambia e si caricano le bici sulle auto, quattro chiacchiere con gli abitanti del posto sorpresi di vedere così tanta gente, poi ci spostiamo al ristorante, Il Pagliaio, in contrada Pagliaroli, vicino a Cortino. A tavola arriva una carrellata di piatti della tradizione locale, fino al protagonista più atteso: il timballo teramano, ricco e sostanzioso, conclusione perfettamente coerente con un giro che non ha mai conosciuto mezze misure.

Bonus Track
A chi è arrivato infondo nella lettura offriamo una alternativa al percorso base con finale flow, una chicca proposto dal nostro consulente per la LAGA Enrico Salice che da queste parti è di casa.
Scheda tecnica
| Partenza | Cortino (TE) |
|---|---|
| Tipologia | MTB / All Mountain |
| Difficoltà | OC – ottime capacità tecniche |
| Distanza | 27.5 km |
| Dislivello positivo | 1350 m |
| Dislivello negativo | 1350 m |
| Quota minima / massima | 866 / 1493 m |
| Tempo in movimento | 3 h 05 min |
Il video YouTube










































































