Da Ceppo ci attende un anello di 26,5 chilometri e 1.370 metri di dislivello, breve soltanto sulla carta. Si parte nel folto della faggeta, si sale verso i grandi spazi dei Monti della Laga, raggiungendo quote superiori ai 2.400 metri, dove la MTB richiede forza, equilibrio e disponibilitĂ a spingere. Ăˆ un itinerario all mountain di difficoltĂ OC, segnato da carrarecce regolari, pendii erbosi, pietra instabile e sentieri poco evidenti. La ricompensa arriva sulle creste, nello sguardo che corre fino al Gorzano ed al Gran Sasso e, piĂ¹ tardi, nel contrasto con il bosco e l’acqua della Morricana. Un giro severo, completo e profondamente legato al carattere selvaggio della Laga.
Traccia Wikiloc
Da Ceppo verso l’alta Laga
Partiamo da Ceppo, remota localitĂ montana del comune di Rocca Santa Maria, conosciuta anche da chi frequenta questi boschi in cerca di funghi. Siamo nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, immersi nel Bosco Martese, grande distesa forestale il cui nome viene tradizionalmente collegato a un antico culto dedicato a Marte. La carrareccia attraversa una magnifica faggeta e guadagna quota con regolaritĂ : nei primi cinque chilometri la salita è continua, e il fondo comodo permette di trovare un buon ritmo. Quando gli alberi si diradano compaiono scorci sempre piĂ¹ ampi sul paesaggio della Laga; lontano, il massiccio del Gran Sasso chiude l’orizzonte con il Corno Grande ben riconoscibile. Dopo circa cinque chilometri raggiungiamo il Rifugio Lago dell’Orso, primo riferimento della giornata e termine della parte piĂ¹ lineare dell’ascesa.

Dal rifugio ci tuffiamo nella valletta in direzione della Fonte delle Troicche. I prati giallastri si allungano tra tracce erbose e pendii aperti, mentre davanti a noi un gruppo di animali al pascolo dĂ la misura degli spazi. Ăˆ l’ultimo tratto in discesa prima che la salita cambi tono. Pizzo di Moscio, cima di 2.411 metri dell’Appennino centrale, ora è proprio di fronte: massiccio, vicino in apparenza e ancora molto piĂ¹ in alto di noi. Guardando con attenzione nella valle si distingue anche la Cascata della Cavata, sottile nel solco del versante. Il paesaggio sembra morbido, fatto di pascoli e dorsali arrotondate, ma la montagna lascia giĂ intuire la consistenza del terreno che ci aspetta.
La salita cambia carattere
L’avvicinamento diventa lungo e faticoso. Seguiamo la linea di una condotta d’acqua seminterrata, che a intervalli riappare tra l’erba e le pietre come un riferimento discreto. La pendenza è notevole e il fondo, disseminato di sassi grossi, spezza continuamente la pedalata. Per restare in sella servono tecnica, equilibrio e la capacitĂ di scegliere in anticipo una traiettoria pulita, ma non sempre esiste un passaggio davvero ciclabile. La ruota posteriore perde aderenza, l’anteriore viene deviata dalle pietre e piĂ¹ volte il piede finisce a terra. Nei punti peggiori non resta che scendere e spingere, superando pochi metri alla volta prima di riprovare. Intorno, perĂ², l’orizzonte continua ad allargarsi e le creste della Laga emergono sopra i pendii erbosi.

Dopo otto chilometri entriamo in una valletta proprio ai piedi del monte. Qui il versante interno di Pizzo di Moscio appare senza filtri: il fianco eroso espone gli strati sedimentari tipici della Laga, con banchi di arenaria alternati a livelli piĂ¹ argillosi. Ăˆ la struttura che distingue queste montagne e che, modellata dall’acqua, genera pareti incise, canaloni e numerose cascate.

Facciamo una breve sosta prima del tratto piĂ¹ duro. Poi ripartiamo alternando brevi segmenti in sella e altri a spinta, cercando di aggirare il pendio senza affrontarlo frontalmente. «Bisogna prenderla per il verso giusto, altrimenti non si sale», dice Maurizio, che conosce bene la montagna. Le traiettorie trasversali diventano così l’unico modo per guadagnare quota senza perdere subito aderenza.

Sul crinale di Pizzo di Moscio
Per diversi tratti affrontiamo la montagna con la bici al fianco; dove la superficie erbosa offre presa, torniamo invece in sella e disegniamo diagonali sul pendio. Al nono chilometro superiamo la linea di cresta e il vento ci investe con forza, improvviso e impetuoso.

Cerchiamo riparo in una piccola sella per indossare il k-way, poi riprendiamo a pedalare.

Il sentiero è stretto, poco marcato, circondato da vegetazione rada e pietra affiorante. Il colpo d’occhio ripaga la fatica: vallate profonde, dorsali sovrapposte e catene lontane si dispongono tutt’intorno, mentre la cresta indica con chiarezza la direzione della vetta.

Gli ultimi metri ci concedono un regalo: saliamo in vetta a pedali. Arrivare così su Pizzo di Moscio, dopo i lunghi tratti spinti, ha un sapore speciale.

Dalla sommitĂ lo sguardo incontra il Monte Gorzano, la cima piĂ¹ alta della Laga, e dietro ritrova il profilo del Gran Sasso.

Restiamo per qualche momento davanti a questa sovrapposizione di creste, poi prepariamo le bici per la discesa.

Partiamo senza pensarci troppo, lasciando che il ritmo torni fluido. Il sentiero presenta passaggi tecnici e sezioni rocciose, ma è quasi tutto percorribile in sella. Soltanto dove il fondo diventa troppo instabile scendiamo per pochi metri; per il resto guidiamo tra pietre e prati, dosando i freni e lasciando lavorare la bici.

Verso Cima Lepri
Il primo chilometro e mezzo scorre in discesa, poi la dorsale torna a salire. Questa volta il terreno permette di pedalare con continuità fino a Cima Lepri, che con i suoi 2.445 metri è il secondo rilievo dei Monti della Laga e si alza sul confine tra Abruzzo e Lazio. Prima della cima vera e propria conviene fermarsi sulla selletta vicina: in lontananza appare il Lago di Scandarello, bacino artificiale incuneato tra i monti presso Amatrice, una macchia d’acqua raccolta nel fondo del paesaggio.

Riprendiamo gli ultimi metri e raggiungiamo il punto piĂ¹ alto dell’intero giro, poco sopra quota 2.440. Sulla vetta arriva il momento della foto di rito; di fronte svetta Pizzo di Sevo, poderoso sulla stessa lunga linea di cresta e allorizzonte Macera della Morte.

Da Cima Lepri scendiamo su un versante ripido attraversando i pratoni montani. L’erba nasconde buche e piccoli canali, perciĂ² non possiamo lasciar correre la bici senza leggere con attenzione il terreno. Procediamo a zig zag, cercando i paletti che segnano il sentiero e che non sempre emergono chiaramente dall’erba. PiĂ¹ in basso torniamo a salire su un costone roccioso diretto verso Monte Rocchetta.

Ăˆ un passaggio particolarmente suggestivo: sotto le ruote l’arenaria della Laga si rompe in scaglie e lastre sottili, creando un fondo mobile e irregolare. Continuiamo lungo il costone, tra roccia affiorante e prati, fino a raggiungere le pendici meridionali del Monte Pelone.

Nella valle della Morricana
Dalle pendici del Monte Pelone cambiamo direzione e imbocchiamo un sentiero in mezzacosta che ci porta verso la valle e il Fosso Cannavine. Alle nostre spalle restano le alte creste da cui siamo scesi; davanti si apre una conca interna di prati dorati, incisa dai corsi d’acqua che convergono verso il fondovalle.

La discesa perde quota rapidamente e l’ambiente cambia a ogni tratto: erba alta, roccia stratificata e canaloni umidi si alternano lungo il versante. Attraversiamo un piccolo guado e lasciamo alle spalle gli spazi aperti.

Gli alberi si stringono attorno al sentiero e la luce diventa piĂ¹ raccolta: entriamo nel bosco in direzione della Cascata della Morricana.

Nel bosco affrontiamo una sequenza di brevi salite e discese, con qualche passaggio da superare a spinta tra le rocce. Dopo tante ore trascorse sui pendii aperti, l’avvicinamento alla cascata ha un carattere completamente diverso: il sentiero è piĂ¹ chiuso, il fondo misto e la parete stratificata compare soltanto all’ultimo. Raggiungiamo così la Cascata della Morricana. La portata d’acqua è ridotta, ma il salto resta bello e maestoso: un nastro sottile scende lungo la parete verticale di arenaria, interrompendo con il suo movimento la compattezza della roccia. Ăˆ una sosta breve ma intensa, prima di riprendere il sentiero nel bosco.
Il rientro a Ceppo
Proseguiamo nel bosco su un sentiero divertente, che sale e scende costeggiando il versante. La guida sarebbe piacevole e continua se i torrenti diretti verso il Rio della Morricana e Valle Castellana non tagliassero spesso il tracciato. In corrispondenza degli attraversamenti si accumulano tronchi e sassi, ostacoli che spezzano il ritmo e rendono difficile restare in sella. Per circa due chilometri alterniamo rilanci, brevi discese e passaggi piĂ¹ laboriosi dentro un bosco magnifico.

Infine intercettiamo una carrareccia: restano circa sei chilometri, ormai a quote piĂ¹ basse e con un andamento quasi pianeggiante. Dopo la complessitĂ delle creste e dei traversi, possiamo finalmente lasciar scorrere le ruote fino a Ceppo, dove l’anello si chiude dopo 26,5 chilometri. Ma la giornata non finisce con l’ultima pedalata: ci sediamo a tavola al Rifugio Il Ceppo e affidiamo il recupero alle tagliatelle con i funghi locali e ai ravioli ripieni di zucca e gorgonzola, completati da una granella di mandorle amare. Un finale decisamente all’altezza del percorso.
Scheda tecnica
| Partenza | Ceppo |
|---|---|
| Tipologia | MTB / All Mountain |
| Difficoltà | OC – per cicloescursionisti di ottime capacità tecniche |
| Distanza | 26.5 km |
| Dislivello positivo | 1370 m |
| Dislivello negativo | 1370 m |
| Quota minima / massima | 1350 / 2443 m |
| Tempo in movimento | 3 h 00 min |
Video-sintesi





















































































