Le prime pedalate partono da circa 600 metri di quota, nei pressi di Anversa degli Abruzzi. Davanti abbiamo quasi milleduecento metri verticali prima della croce del Monte Mezzana, ma la montagna non si concede tutta insieme. Si lascia avvicinare poco alla volta, attraverso una salita lunga, quasi interamente fuoristrada e sempre pedalabile.
Traccia Wikiloc
L’anello misura meno di trenta chilometri, eppure concentra 1.415 metri di dislivello e due discese che sembrano appartenere a itinerari diversi. La prima è aperta, libera, da interpretare. La seconda stringe il sentiero contro le pareti della Valle del Sagittario e obbliga a guidare con precisione fino all’ultimo metro.

Una montagna gentile in salita, una discesa severa nel finale: il Monte Mezzana cambia carattere senza preavviso.

La lunga salita verso il Monte Mezzana
Dal fondovalle la strada comincia subito a guadagnare quota. Nei primi 2,4 chilometri saliamo da 577 a oltre 730 metri, con un ritmo regolare che permette di scaldare le gambe senza strappi. Segue una breve fase più distesa, quasi un intervallo, prima che la pendenza torni a farsi sentire.
Superati i cinque chilometri, la salita prende una direzione più netta. Il fondo naturale accompagna l’avanzata e il paesaggio appenninico si apre progressivamente: praterie asciutte, arbusti sparsi, macchie di vegetazione bassa e rocce chiare che affiorano tra l’erba. La montagna conserva linee morbide, ma non è monotona. Ogni dosso sposta l’orizzonte e lascia comparire una cresta nuova.

Tra il chilometro 7 e il chilometro 10 affrontiamo il tratto più sostenuto dell’ascesa. In poco più di due chilometri e mezzo si guadagnano quasi trecento metri, portandosi da circa 945 a 1.238 metri. Qui serve continuità: rapporto agile, ruota anteriore ben appoggiata e niente accelerazioni inutili. Il terreno resta pedalabile, ma la salita chiede di trovare un passo da conservare a lungo.

Oltre i 1.200 metri la pendenza concede qualche respiro. La quota continua comunque a crescere: 1.376 metri intorno al dodicesimo chilometro, 1.550 metri poco prima del quindicesimo. Gli alberi diventano più radi e la sensazione di spazio aumenta. Saliamo dentro una distesa ondulata, luminosa, interrotta da spuntoni di roccia che emergono dall’erba come piccole quinte minerali.
Gli ultimi chilometri verso la vetta non seguono una rampa unica. Brevi ondulazioni spezzano il ritmo, ma la direzione resta quella della cresta. A quota 1.650 metri la croce non è ancora raggiunta: occorre continuare a salire, assecondando il profilo del monte fino al punto più alto dell’anello.
La croce e l’orizzonte abruzzese

Al chilometro 18,3 arriviamo alla croce del Monte Mezzana, a circa 1.790 metri. La bici giunge fin quassù senza portage, dettaglio che dà alla salita un carattere raro: lunga e impegnativa, ma interamente costruita sul gesto della pedalata.

Dalla cima il panorama rimette in ordine la geografia dell’Appennino centrale. Da una parte si allarga la Piana del Fucino, chiusa in lontananza dalla catena dei Simbruini. Sul versante opposto si alza il Monte Genzana; più oltre si riconoscono la Piana di Sulmona e la massa della Maiella, con il Monte Amaro a dominare il profilo. Le praterie della vetta scivolano verso il basso senza barriere e le rocce lucenti aggiungono asperità a una montagna che, fino a questo punto, si è lasciata pedalare con sorprendente regolarità.

Prima discesa: linee libere sui prati
Dalla croce non imbocchiamo subito un sentiero obbligato. La prima discesa è una parentesi freeride su terreno erboso e ruvido, dove la linea si costruisce guardando avanti. Si può lasciare correre la bici sugli spazi più puliti oppure cercare traiettorie più dirette, evitando gli arbusti e le rocce affioranti.

La carrareccia disegna una serie di svolte sul pendio; noi la tagliamo in linea retta, scegliendo passaggi più brevi attraverso il prato. È una discesa aperta, leggibile, nella quale la guida nasce soprattutto dalla capacità di interpretare il terreno. La libertà non deve però diventare superficialità: sotto l’erba affiorano pietre e piccoli gradini, mentre la velocità cresce in fretta.

In circa un chilometro perdiamo oltre duecento metri e raggiungiamo una zona più bassa, attorno ai 1.545 metri. Qui il percorso cambia nuovamente direzione. La discesa si interrompe e davanti compare la seconda salita.

La seconda salita e l’ingresso nel bosco
La ripresa è breve ma si sente nelle gambe. La carrareccia brecciosa torna a guadagnare quota alternando tratti ascendenti e piccole contropendenze. Tra il chilometro 19 e il chilometro 22 accumuliamo ancora più di cento metri di salita, fino a riportarci attorno ai 1.590 metri.

Il paesaggio resta aperto per un ultimo tratto e regala scorci profondi verso i rilievi circostanti. Poi la vegetazione si chiude. Entriamo nel bosco e il terreno cambia consistenza: il sentiero si fa più stretto, le ramaglie interrompono la linea e alcuni alberi caduti obbligano a rallentare, valutare il passaggio o scendere di sella.

Il flow della parte alta si spezza in una sequenza meno prevedibile. Non è ancora il tratto più difficile, ma è il segnale che la discesa sta cambiando linguaggio. La bici va tenuta attiva, senza fissarsi sulla traccia immediatamente davanti alla ruota.

Pizzo Marcello e la discesa ostile
Nei pressi di Pizzo Marcello comincia il segmento decisivo. Dal chilometro 22 in avanti l’altimetro precipita: prima scendiamo verso quota 1.324, poi perdiamo quasi quattrocento metri nei successivi 2,4 chilometri. Il fondo diventa pietroso, smosso, instabile sotto le gomme.

Qui non basta lasciar correre. Occorre scegliere con anticipo dove frenare e dove liberare le ruote, perché il pietrisco tende a spostarsi proprio nei punti in cui servirebbe maggiore sostegno. I gomiti sono stretti, alcuni passaggi si avvolgono come cavatappi e la ruota posteriore cerca continuamente una via verso l’esterno.

Ai tratti più sconnessi si aggiunge l’esposizione. Il sentiero corre sopra le pareti delle Gole del Sagittario, con segmenti affacciati sul vuoto e spazio ridotto per correggere una traiettoria sbagliata. La difficoltà non nasce soltanto dagli ostacoli: è l’insieme di fondo mobile, tornanti serrati ed esposizione a rendere questa discesa adatta a biker esperti.

Molti passaggi sarebbero più accessibili su terreno compatto. Sullo smosso, invece, la bici tende ad allargare e la frenata perde precisione. Conviene entrare nei gomiti con velocità controllata, alleggerire la ruota anteriore sulle pietre più grandi e lasciare alla posteriore un minimo di libertà, senza bloccarla di continuo.

Dopo quota 1.300 la pendenza non si addolcisce. Al chilometro 26,5 siamo ancora intorno ai 926 metri; da qui all’arrivo restano poco più di due chilometri e altri trecentotrenta metri da perdere. È un finale concentrato, fisico, nel quale braccia e mani lavorano quanto le gambe.
Il rientro ad Anversa degli Abruzzi
La montagna allenta la presa soltanto in prossimità del fondovalle. Il sentiero riconsegna gradualmente spazio alla guida e ci riporta nei pressi di Anversa degli Abruzzi, borgo affacciato sul territorio della Riserva naturale guidata Gole del Sagittario. Chiudiamo l’anello dopo 28,97 chilometri, praticamente alla stessa quota della partenza.

È un giro corto soltanto sulla carta. La lunga ascesa al Monte Mezzana richiede passo e resistenza; la discesa freeride invita a leggere il pendio; il tratto finale sopra le gole domanda tecnica, concentrazione e abitudine all’esposizione. In meno di trenta chilometri si attraversano due montagne diverse: quella aperta e docile delle praterie di vetta, e quella ruvida che precipita verso il Sagittario.
Scheda tecnica
| Voce | Dato |
|---|---|
| Partenza e arrivo | Anversa degli Abruzzi, circa 577 m |
| Sviluppo | 28,97 km |
| Dislivello positivo | 1.415 m |
| Quota massima | 1.790 m, Monte Mezzana |
| Tipologia | MTB / All Mountain |
| Difficoltà | EC |
| Fondo | Carrarecce naturali e brecciose, prati, sentieri nel bosco, pietraia e fondo smosso |
| Carattere | Due salite pedalabili, discesa freeride e finale tecnico ed esposto |
Attenzione
- Esposizione: alcuni segmenti della discesa finale corrono sopra pareti ripide e non sono indicati a chi soffre di vertigini.
- Fondo instabile: pietrisco e rocce smosse riducono aderenza e precisione di frenata, soprattutto nei gomiti.
- Ostacoli nel bosco: ramaglie e alberi caduti possono interrompere la continuità della discesa.
- Livello richiesto: itinerario per biker esperti, abituati a tornanti stretti, pendenze marcate e passaggi esposti.
- Gestione del rischio: nei punti dubbi è prudente fermarsi, osservare la linea e procedere a piedi se il margine di sicurezza non è sufficiente.


































