Una lunga traversata sospesa sopra la valle del Nera, nel cuore dei Monti Sibillini, tra creste, valloni e orizzonti che sembrano non finire. È il regno della Sibilla, la figura leggendaria che da secoli presta il nome e un velo di mistero a queste montagne.
La partenza in bici è da Frontignano, raggiunta grazie alla navetta de Il Navigante, mentre le auto ci aspettano a Sant’Angelo sul Nera, accanto al ristorante-albergo. Una piccola astuzia logistica che altera favorevolmente i conti, tagliando un po’ di salita ed ampliando il piacere della discesa, con un bilancio finale di 32,5 chilometri, circa 1.500 metri di ascesa e quasi 2.200 di discesa. Una di quelle rare occasioni in cui i numeri giocano dalla parte giusta.
È un itinerario dal carattere pienamente montano, carrarecce, traversi stretti, creste erbose e lunghi tratti sassosi si alternano lungo un percorso che per buona parte della giornata resta attorno ai duemila metri. Lo sguardo corre verso la piana di Castelluccio, il Redentore e il Vettore, mentre le montagne si sovrappongono in una successione di quinte che si perde all’orizzonte. La fatica è importante, ma qui ogni metro guadagnato apre una prospettiva nuova e restituisce quella sensazione di spazio, isolamento e libertà che rende i Sibillini così particolari.
Traccia Wikiloc
Una navetta verso Frontignano
Lasciamo le auto di fronte al ristorante albergo Il Navigante e affidiamo la prima parte della giornata a Battista, l’oste con cui abbiamo organizzato un servizio semplice e perfetto per un itinerario lineare come questo: furgone da otto posti e rimorchio capace di trasportare otto biciclette. Risaliamo così verso Frontignano con le MTB al seguito, evitando di dover chiudere il giro su asfalto. Vicino agli impianti sciistici incontriamo gli altri amici con cui condivideremo il percorso; alla fine Battista li riporterà quassù a recuperare le loro auto. La logistica consente di concentrare tutte le energie sulla montagna: davanti abbiamo oltre trenta chilometri, circa 1.500 metri di dislivello positivo e una discesa complessiva di quasi 2.200 metri (misure Garmin).

Da Frontignano entriamo subito in fuoristrada. La carrareccia prende quota con continuità e il fondo diventa progressivamente più sassoso, ma rimane scorrevole e quasi sempre pedalabile. Nei primi chilometri guadagniamo rapidamente diverse centinaia di metri, trovando un ritmo regolare senza perdere tempo in inutili strappi. Superato il rifugio del Monte Cornaccione, la salita prosegue verso Passo del Lupo e l’ambiente si chiude poco alla volta. Il bosco di latifoglie avvolge la strada, la luce filtra tra le chiome e ai bordi compaiono erba, foglie e piccoli massi. È una partenza lunga ma leggibile, utile per scaldare le gambe prima che il percorso esca definitivamente verso le dorsali d’alta quota.

Alla Fonte del Lupo lasciamo alle spalle la protezione del bosco. Un tratto di salita dal fondo più smosso richiede maggiore attenzione nella scelta della linea, poi il terreno si apre e raggiungiamo la lunga dorsale che costeggia il Monte Bove Sud, la cima più elevata del massiccio del Bove. La carrareccia scorre mentre lo sguardo comincia a scivolare lungo i versanti.

Siamo ormai dentro il paesaggio tipico dei Sibillini, un massiccio formato soprattutto da rocce calcaree, profili netti, pendii scavati e creste che sembrano continuare una dentro l’altra. La salita non è finita, ma pedalare all’aperto cambia il respiro e rende evidente la quota già conquistata.

Dentro Passo Cattivo
Intorno al settimo chilometro il giro cambia tono. Entriamo nella zona di Passo Cattivo, valico storico del versante marchigiano dei Sibillini, e la montagna assume forme più severe. Rocce calcaree chiare, crinali profondi e pendii erbosi costruiscono un passaggio quasi irreale; le nuvole basse e i banchi di nebbia entrano e si ritirano tra i rilievi, nascondendo per pochi istanti ciò che abbiamo davanti.

La traccia si inerpica nel paesaggio aperto e noi procediamo senza fretta, alternando colpi di pedale e brevi pause per ritrovare il ritmo. Non è soltanto la quota a farsi sentire, è l’ampiezza del luogo, la sensazione di essere entrati nella parte più aspra e riconoscibile dei Sibillini.

Continuiamo a salire e superiamo quota duemila. Costeggiamo prima Cima Vallinfante, culmine della piccola giogaia delle Porche di Vallinfante, quindi ci portiamo lungo il fianco del Monte Porche. I sentieri diventano stretti, tagliati su pendii ripidi, e impongono precisione anche quando la pendenza non interrompe la pedalata.

Da una piccola altura il panorama si allarga verso la piana di Castelluccio, il Monte Redentore e il massiccio del Vettore, con vallate e dorsali disposte su più livelli. Poi arriva il primo vero assaggio di discesa: una linea in stile freeride sul terreno aperto, tra erba e pietre, che libera le ruote dopo la lunga ascesa. È un tratto breve ma intenso, sufficiente a cambiare passo e a condurci verso uno dei luoghi più suggestivi dell’intero itinerario.
Tra Sasso e Palazzo Borghese
Terminata la prima discesa, una breve risalita ci conduce nel passaggio compreso tra Sasso Borghese e Palazzo Borghese, montagna calcarea che raggiunge i 2.145 metri. La nebbia lascia intravedere pareti, prati inclinati e rocce pallide, poi richiude tutto in un’atmosfera ovattata.

Ci fermiamo il tempo necessario per ricomporre il gruppo e osservare il pendio che ci aspetta. Da qui comincia infatti la discesa più impegnativa della giornata, il fondo è sassoso, mobile, e le pendenze diventano davvero proibitive. Occorre gestire la velocità, restare morbidi sulla bici e leggere con anticipo ogni passaggio. L’ambiente magnifico non concede distrazioni, la linea corre dentro una montagna aspra, dove le rocce emergono dall’erba e il versante precipita verso la valle.

La discesa continua verso il Casale Argentella lungo sentieri stretti e sassosi, con traversi che richiedono controllo e una guida pulita. Le ruote alternano pietraie e strisce d’erba, mentre il gruppo si allunga sul pendio. Raggiunta Forca Viola invertiamo direzione e imbocchiamo la Via Imperiale, che ci accompagna verso Capanna Ghezzi.

Il cambio di orientamento ridisegna anche la prospettiva, lasciamo alle spalle il settore più alto e roccioso e ci avviciniamo ai colli che scendono verso Castelluccio. Capanna Ghezzi, conosciuta anche come Casale Ghezzi, sorge a circa 1.570 metri ed è un riferimento essenziale in questo settore dei Sibillini. Dopo la lunga sequenza tecnica, il suo profilo segna un passaggio netto tra l’alta montagna e la parte centrale dell’itinerario.

A Capanna Ghezzi troviamo un fontanile frequentato dalle pecore. L’acqua, però, è calda e decidiamo di rimandare la sosta. Una breve salita ci porta al bosco di San Lorenzo, dove il percorso torna all’ombra e cambia ancora consistenza. La successiva discesa è breve, veloce e divertente, su un sentiero erboso e sassoso che lascia correre la bici senza le asperità incontrate più in alto. Al Fontanile di San Lorenzo ci fermiamo finalmente: qui l’acqua è freschissima e arriva nel momento giusto.

La grande discesa iniziata in quota può dirsi conclusa, ma non il giro. Da questo punto bisogna recuperare circa quattrocento metri di dislivello, e il corpo deve passare in pochi minuti dalla guida alla pazienza della salita.
La fatica di Pian Falcone
Tornare in quota richiede gambe e concentrazione. Dopo tanti chilometri di discesa, la salita sembra più lunga di quanto dicano le distanze: il percorso riprende quota con decisione e ci costringe a cercare un rapporto regolare, senza inseguire chi ha ancora energie da spendere.
La ricompensa arriva sul Monte Pian Falcone, cima di 1.854 metri, da cui comincia un passaggio in cresta verso Punta di Valloprare. Torniamo a pedalare in fila sul filo erboso, con il panorama aperto sui rilievi circostanti e la sensazione di aver riconquistato il piano alto della montagna.

Qui bisogna però restare attenti alla direzione: prima di raggiungere la seconda vetta occorre deviare a sinistra e imboccare l’ingresso del bosco. Proseguire distratti lungo la cresta significherebbe mancare il sentiero corretto.

Il finale è all’altezza del resto del giro, a patto di riuscire a seguire una traccia che non è sempre evidente. Il sentiero è poco frequentato e nel bosco tende a confondersi tra foglie, pietre e vegetazione. Quando lo troviamo, però, comincia una discesa di tutto rispetto, curve strette, ripidi secchi e passaggi su roccia obbligano a muovere la bici con decisione.

Non c’è più l’orizzonte sconfinato delle creste, soltanto il corridoio degli alberi e il terreno che arriva rapido sotto le ruote. È un tratto fisico e tecnico, nel quale la stanchezza accumulata rende ogni scelta più importante. Restiamo compatti, controlliamo gli incroci meno leggibili e continuiamo a perdere quota dentro il bosco.
Il rientro dal Navigante
Usciti dal tratto più tecnico, completiamo la lunga discesa verso il fondovalle e torniamo da Il Navigante quando sono ormai passate le tre del pomeriggio, ma Battista ci accoglie comunque, e arrivano fettuccine al tartufo, un tagliere di prodotti locali e birra in abbondanza. Dopo trentadue chilometri e mezzo, con oltre duemila metri di discesa nelle braccia, è il finale che speravamo. Al termine del ricco banchetto, noi che veniamo da lontano partiamo per le tre ore di viaggio verso Roma; gli amici che abitano più vicino salgono invece sul furgone per recuperare le vetture lasciate a Frontignano. Tutto funziona come previsto, dalla prima navetta all’ultimo piatto. Resta addosso la sensazione di una giornata intensa, faticosa e pienamente appagante vissuta nel cuore dei Sibillini.
Scheda tecnica
| Partenza | Frontignano |
|---|---|
| Tipologia | MTB / All Mountain |
| Difficoltà | OC – Ottime capacità |
| Distanza | 32.5 km |
| Dislivello positivo | 1517 m |
| Dislivello negativo | 2107 m |
| Quota minima / massima | 742 / 2109 m |
| Tempo in movimento | 3 h 17 min |















































































