martedì, Gennaio 20, 2026

Il Monte Amiata, che in origine era un vulcano, con un’altitudine di 1.738 metri è la vetta più alta della Toscana meridionale e domina paesaggi iconici come la Val d’Orcia, la Maremma e la Val di Chiana. Immerso nel cuore della Toscana, a cavallo tra le province di Siena e Grosseto, è un luogo dove è possibile trascorrere meravigliose giornate all’aperto percorrendo innumerevoli sentieri, in una zona che mette in mostra le famose dolci colline, i vigneti, i filari e i classici nonchè super fotografati panorami caratteristici toscani, immortalati dai più celebri fotografi di tutto il mondo. Tutto ciò rende questa regione una delle mete turistiche predilette dai viaggiatori, per il mix davvero unico tra natura, storia, cultura e tradizioni eno-gastronomiche.

Divenuto celebre e conosciuto per i bikers grazie al suo apprezzatissimo bike park ma nella vasta rete sentieristica che possiede si celano anche bellissime discese naturali che ci hanno consentito di effettuare un giro all mountain di tutto rispetto e queste, unite al bike park, ne fanno venire fuori un giro superlativo con tantissimo dislivello negativo e per di più con pochissimo asfalto.

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Il giro prevede un brevissimo trasferimento in auto da Bagnolo, piccolo paesino vicino a santa Fiora, fino al termine della strada asfalata in prossimità della vetta dell’Amiata da dove, con un brevissimo ma ripidissimo tratto di salita, si conquista la vetta.

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La croce monumentale è davvero imponente, una scultura in ferro battuto costruita per ricordare lo scorrere del tempo: alta 22 m e dall’aspetto imponente, l’opera fu costruita per volere di Papa Leone XIII allo scadere del XIX secolo. Per celebrare l’Anno Santo del 1900 e l’arrivo del nuovo secolo, venti croci furono innalzate sulle cime di altrettanti monti sparsi per l’Italia, e per una di queste fu scelto proprio il Monte Amiata.

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Dopo la croce, in pochi passi si giunge alla Madonna degli scout, posta sopra delle rocce di origine trachitica e dove è situato il segnale di vetta dell’Istituto Geografico Militare datato 1935: anche qui il panorama è eccellente e spazia su tutta la Toscana Meridionale e sulla Val d’Orcia.

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La Scalettaia

Affrontare subito a freddo una discesa così difficile (S4 con passaggi S5) )non è semplice, per di più il terreno è tutto zuppo per la pioggia della notte e le rocce sono scivolosissime, stavolta abbiamo le nostre belle gatte da pelare per passare indenni e alcuni passaggi, quasi impossibili in condizioni ottimali, ci costringono a scendere a piedi o a mettere quantomeno il piede a terra. Il sentiero è in realtà una Via Crucis (Cai 650) che scende in un ambiente superlativo con i classici roccioni a farne da contorno, parola d’ordine roccia e gradoni, la parte alta è tutta così.

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Alcuni passaggi richiedono molta attenzione e concentrazione e non si portano a casa al primo tentativo ma anche solo il fatto di essere riusciti a chiuderli è fonte di grandissima soddisfazione.

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E come nostra consuetudine non possiamo farci mancare le oramai nostre famose varianti tossiche.

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La discesa non è lunga e l’ultima parte poi scorre via più veloce ma sempre su fondo impegnativo con i roccioni che non ci abbandonano mai.

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Jael Line

Sbucati al Lago di Pian della Pescina giusto il tempo di far toccare l’asfalto alle nostre ruote grasse ed ecco che ci si presenta davanti subito questa altra discesa impegnativa. Alterna tratti ripidi su roccia ad altri più filanti ma sempre in ottica enduro lento, qua è difficile mollare i freni perchè la sorpresa è sempre dietro l’angolo come questo passaggio da noi chiamato Whistler, un super roccione da copiare che ricorda molto i classici percorsi canadesi.

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Anche l’ambiente è molto simile e con le condizioni di umido di oggi sembra proprio di stare li.

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Dopo questa indigestione di roccioni sbuchiamo ad un importante quadrivia di sentieri, ma siccome oltre il Jael c’è un ulteriore discesa che si prende quasi dallo stesso punto decidiamo di risalire per lo stupendo sentiero ‘Le Conserve’ o Cai 650 che su single track pedalabile risale alla strada di Rigale e all’asfalto della provinciale.

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Il Confine

E’ questo un classico dell’Amiata Freeride, tecnico, guidato, veloce, scassato c’è di tutto, un trail adatto a chi piace fondere la bellezza della natura con la voglia di MTB. La parte iniziale è quella più ostica con alcuni tratti di roccia tecnica, poi diventa più scorrevole e facile.

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Capomacchia-Scopaia

Anche questa discesa termina al grande quadrivia ma stavolta tiriamo dritti e continuiamo a scendere, la discesa diventa enduro puro e noi amanti del trialistico dobbiamo fare i salti mortali per inventarci qualche bel passaggio che ci soddisfi, fortuna che le rocce anche qua non mancano, l’Amiata da questo punto di vista è una garanzia.

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Tutti i sentieri sono pulitissimi anzi spazzzolati grazie anche ad una gara che si era svolta qualche giorno fa, ci sono ancora i cartelli e le fettucce, ma il flow della discesa si interrompe bruscamente nella Scopaia con un bel tratto di rock garden prima di sbucare nella strada della Cipriana.

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Sposina

Brevissima risalita ed ecco l’ultima discesa che porta ad Abbadia San Salvatore, è una discesa tendenzialmente S2, solo in corrispondenza dei cartelli ‘discesa pericolosa’ della gara troviamo qualche bel tratto roccheggiante ma nulla di complicato, anzi in barba al cartello sono gli unici tratti dove ci siamo un pò divertiti. 😂

Ad Abbadia ci concediamo una sosta per una pausa pranzo presso il Laghetto Verde e poi invece di prendere l’asfalto si risale verso il rifugio Amiatino per lo stupendo 601, un sentiero tutto completamente pedalabile che passa su dei castagneti secolari, non prima però di aver visitato il piccolo Santuario della Madonna dell’Ermeta, luogo ricco di misticismo e spiritualità.

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Esso è prima di tutto custode di una leggenda antica, una credenza di origine medievale che vuole che la cappella, situata a 1047 metri sul livello del mare, ospiti la tomba della regina longobarda Gundeperga, moglie del re longobardo Rotari. Lo stesso Papa Pio II (il fondatore di Pienza) ne parlò dopo la sua visita al Monte Amiata nell’estate del 1462, raccontando di come la chiesa fosse retta dagli eremiti per conto dei monaci dell’abbazia di San Salvatore (da qui il nome di Ermeta). Per secoli gli abitanti di Abbadia hanno attribuito alla Madonna dell’Ermeta poteri taumaturgici e hanno invocato la sua protezione durante un’epidemia di peste che colpì il paese nel 1468-1469.

La salita fuoristrada riporta all’asfalto che sale alla vetta dell’Amiata in località Catorcione, durante la salita sulla sinistra si può ammirare il Sasso di Dante, una imponente roccia di origine magmatica (trachite) che si erge seminascosta tra castagni e faggi e riproduce in maniera inequivocabile il profilo di Dante Alighieri, da qui il nome “Sasso di Dante”. La roccia, parte di una scogliera monumentale di origine vulcanica, costituisce il segno tangibile di un percorso di rilevanza notevole in cui arte e natura si incontrano, una presenza imponente che quasi suscita timore reverenziale, punto di riferimento e di orgoglio insieme.

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Si continua a salire per la provinciale fino poco sotto il rifugio Amiatino e qua abbandoniamo l’asfalto per dirigerci a Pian delle Mandrie dove ci attende la prossima discesa.

Pocce dell’Angiolla

Breve ma intensa, così si può riassumere questa discesa, parte super flow ma poi si passa ad un S3 spinto, dovuto ad un budello di roccia con tornanti. Mi raccomando durante la discesa è obbligatorio fermarsi al sasso delle pocce dell’Angiolla, che da anche il nome al trail, di cui si dice sia di buon augurio toccarne le protuberanze. 😂

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Risbucati di nuovo al Catarcione ripercorriamo il breve tratto di salita già fatto ma stavolta imvece di andare a Pian delle mandrie giriamo a destra e su sentiero a tratti molto ripido raggiungiamo il rifugio Cantore. Il bosco in questo tratto da il meglio di se, il sentiero è così spazzolato che sembra addirittura ci siano passati col soffione.

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Dal rifugio, bellissimo single track sopraffino nel bosco quasi tutto a scendere fino alle Macinaie, purtroppo il tempo si è messo al brutto con pioggia, fulmini e nebbia con visibilità zero quindi dobbiamo desistere dal prendere la seggiovia e percorrere i trails del bike park che consigliamo vivamente, noi tramite asfalto andiamo a Prato della Contessa e di corsa per cercare di evitare di prendere l’acqua ci tuffiamo nell’ultima sequenza di discese.

Conserve-Piscinello-Sasso Corbaio-Fosso del Bagnolo-Fosso delle Piagge

Interminabile sequenza di discese fino all’auto che si trova a Bagnolo, il comune denominatore delle discese è il bosco da fiaba dove scendono, sembra davvero di stare su una favola e da un momento all’altro aspettavamo che ci si parasse davanti Cappuccetto Rosso 😂.

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I sentieri qua sono più wild, dimenticatevi lo spazzolato, e si vede che non sono molto transitati ma allo stesso tempo ricchi di passaggi su roccia lenti trialistici, altro aspetto bellissimo il colore verde vivo smeraldo con cui sono tappezzate le rocce, vederle col sole sarebbe stato da lasciare a bocca aperta.

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L’ultima parte poi scorre sul letto di due fossi asciutti, il Bagnolo e le Piagge che formano dei canyon davvero suggestivi.

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Video sintesi by Toni Partipilo

Galleria fotografica

Monte Amiata

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