Itinerario grandioso nella parte più remota del Gran Sasso con il piatto forte della Val Chiarino e dell’infinita cresta Ienca-San Franco, dalla quale, aggiungendo la discesa del bike park del Vallone delle Cese, permette di accumulare ben oltre 1.500 mt di dislivello negativo per una picchiata di oltre 1.30 h. di discesa continua.
Traccia del giro:
Prima di cominciare la descrizione del giro bisogna fare una doverosa premessa però: la salita dal Rifugio Fioretti al Lago di Camarda si è rivelata troppo dura con la bici al seguito a causa della fortissima pendenza e del sentiero inerbito e pertanto vi proponiamo una variante che risulta invece più abbordabile e che si ricollega alla traccia principale al Passo del Belvedere.
Tenuto presente quanto detto sopra il giro si svolge con recupero auto da Arischia a Fonte Cerreto ingresso Funivia del Gran Sasso.
Da Campo Imperatore imbocchiamo il classico sentiero per il Passo del Lupo che risulta anche abbastanza pedalabile.
Il sentiero sempre ben evidente taglia la montagna con bei traversi a mezzacosta puntando il Pizzo Cefalone.
Dal passo del Lupo prendiamo a dx il sentiero 102 per la Portella.
Alla Portella, balcone privilegiato su tutta la Val Maone, una sosta è d’obbligo per immortalare cotanta bellezza.
Altro breve traverso e lo scenario cambia radicalmente imboccando il sentiero 149 per la Sella del Cefalone. Una picchiata su sentiero molto ripido e breccioso che ci fa piombare in un batter d’occhio sotto i contrafforti rocciosi del Pizzo Cefalone.
La discesa è breve ma tecnica sia per il fondo breccioso che per i tratti dove bisogna galleggiare sopra le pietre per non impuntarsi, poi il traverso continua in piano quasi tutto a spinta, i tratti pedalati si contano sulle dita di una mano.
L’ultimo tratto è su durissimo portage, è questo il prezzo da pagare per guadagnare la Sella del Cefalone.
La ricompensa che ci si para davanti allo svalico però, ripaga ampiamente della fatica fatta.
Dalla Sella del Cefalone alla Sella dei Grilli comincia la sagra delle creste che caratterizzeranno il giro d’ora in poi, qua siamo sul sentiero 147.
Dalla Sella dei Grilli planiamo sulla Valle del Venacquaro col sentiero 101 che a tratti risulta poco evidente e difficile da seguire dato che i segni bianco-rossi sono molto radi
La Valle del Venacquaro è un posto davvero ameno e fuori dal mondo dove l’isolamento e il silenzio regnano sovrani, gli unici rumori sono i nostri respiri affannati dovuti alla dura salita per la Sella del Venacquaro.
Guadaganata anche questa sella ci aspetta una bellissima discesa, la val Chiarino, una delle valli più belle di questa zona, il sentiero 101 che scende allo Stazzo di Solagne e alla Masseria Vaccareccia è una garanzia di divertimento assicurato in un contesto da favola.
Al termine della discesa una piccola sosta è d’obbligo da Domenico presso il Rifugio Fioretti, anche se a vedere la carne che cuoceva sul fuoco fuori, le birre sull’acqua gelata e le tagliatelle che stava scolando col profumo del sugo che veniva dalla cucina, ci sarebbe stato solo da mettersi a tavola e terminare qua il giro.
Ma tantè ci accontentiamo di un fugace panino perchè il giro è ancora molto lungo e la parte più dura deve ancora arrivare.
Come detto sull’introduzione questa parte non è da percorrere ma bisogna proseguire per la traccia alternativa che riportiamo qua di seguito:
Ignari di quello a cui andremo incontro, noi invece prendiamo il poco evidente sentiero 115 segnato coi vecchi bolli giallo rossi molto sbiaditi per il Lago di Camarda.
Capiamo subito che non si tratterà di una passeggiata perchè le pendenze fin dall’inizio superano il 30% e il sentiero è anche totalmente coperto dalla vegetazione e quindi quasi inesistente.
Saranno 500 mt di dislivello micidiali al limite della sopportazione umana con pendenze quasi mai sotto il 30% e punte al 40% con la bici rigorosamente sulle spalle e con i tratti dove poter riprendere un po’ fiato che si contano sulle dita di una mano, una brutta esperienza da non rifare mai più.
Arriviamo al valico stremati e la vista del Lago di Camarda ridotto ad una piccola pozza insignificante non ci ridà certo energia.
Dopo tutta questa fatica decidiamo di bypassare la vetta del Monte Ienca passando sotto il Morrone sul sentiero 118 e la scelta si rivelerà azzeccatissima con un bellissimo single track pedalabile a mezza costa e molto panoramico, tanto più che al ricongiungimento con quello che scende dalla vetta dello Ienca constatiamo che la discesa dalla vetta non sarebbe stata nulla di che ma solo un pratone insignificante.
La cresta Ienca -Passo del Belvedere
Da qui in avanti, fino al Passo del Belvedere, sarà una lunghissima cavalcata su una cresta magnifica.
Comincia a far sera ma l’ultima meta è li vicina e la scalata al San Franco rispetto a tutto quello fatto finora non ci mette assolutamente paura, intanto prima di attaccare la vetta ci rilassiamo sulla Piana dei Cavallari.
e poi bici in spalla e su per la Cresta di Rotigliano per le ultime fatiche di giornata fino alla vetta del Monte San Franco.
Cresta San Franco
Dopo la meritata pausa si aprono le danze, la cresta che scende dal Monte San Franco al Valico delle Capannelle è qualcosa di indescrivibile, bellissima, lunghissima, panoramicissima, tutta pedalabile e mai estrema con solo alcuni punti un pò più impegnativi, ha tutte le qualità per essere considerata una delle creste più remunerative mai percorse con le nostre MTB, davvero consigliata.
Fermandoci solo per scattare alcune foto abbiamo impiegato quasi un ora per percorrerla tutta, è davvero lunghissima e interminabile.
Atterriamo, è proprio il caso di dirlo, al valico delle Capannelle col sorriso stampato sulle labbra e già potremmo considerarci soddisfatti, ma noi vogliamo fare le cose in grande e allora ecco che ci si presentano sulla dx le discese del Bike Park del Vallone delle Cese, uno dei templi sacri della mountain bike del Centro Italia, posto curatissimo e rinomato che merita già di per se di dedicarci una giornata di riding, noi stavolta ci accontentiamo di scendere per il Rocky Max Rampage, una bellissima discesa su fondo naturale con alcuni drop artificiali e piccoli rock garden, degna conclusione del gran giro percorso.